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Reggio Calabria, il memoriale di Arena
L'ex sindaco ribatte alla relazione

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Suap, Multiservizi, Mortara, terzo settore infiltrato dalla mafia, fino al bene confiscato gestito con poca trasparenza. Più «omonimie, scambi di persona e rettifiche ambigue». Le puntualizzazioni del sindaco Arena sulla relazione dei commissari prefettizi, che hanno giudicato l’operato della sua amministrazione, sono tanti. Al punto che lo hanno spinto a redigere una controrelazione per smentire punto su punto l’architrave accusatorio degli ispettori. Un documento a cui allegherà il suo memoriale e che sarà presto inviato presso il Tribunale amministrativo regionale. Un ricorso che le circa 300 persone presenti alla sua conferenza gli hanno chiesto a gran voce. 

L'ex sindaco sulle aziende partecipate mette sotto accusa chi nel 2002 ebbe la «scellerata idea di creare le società miste. Il facente funzioni della gestione Falcomatà, Naccari. Noi volevamo riformarle, come da programma, ma sono stato additato come chi se n’è fregato. Vorrei capire quali siano gli strumenti a nostra disposizione. L’unico utile per la selezione delle imprese a cui affidare appalti è l’informativa antimafia». La certificazione che garantirebbe l’immunità da infiltrazioni per le imprese che lavorano per l’ente pubblico e che - precisa Arena - «avevo richiesto per la Multiservizi nel dicembre 2011». Nelle decisioni da prendere, dice «mi sono sempre confrontato con il Prefetto. Perché credo che pensare di combattere la mafia senza fare rete è impossibile».

Il commissariamento, per l’ex sindaco è anche il frutto dei condizionamenti di «moralisti di professione e avvelenatori di pozzo sempre in agguato. Che hanno fatto ritenere a molti che il provvedimento sia stato assunto per ragioni politiche». Nel memoriale, dunque, non v’è nessuna ammissione di responsabilità. L’”inerzia”, ribadita più volte nella relazione dei commissari non si è manifestata o se è sembrata esserci è colpa di leggi antimafia inadeguate e scarsi strumenti di contrasto in mano agli amministratori. Ma il punto è che la relazione descrive un modus operandi della macchina amministrativa che non è cambiata rispetto al passato. Rimanendo troppo poco trasparente e troppo poco impermeabile alle infiltrazioni della criminalità. Siano esse arrivate solo nelle società miste e non in palazzo San Giorgio. Bisogna riflettere anche su questo aspetto, forse. Specie se si considera che oggi incombe un altro spettro sul Comune. Quello del dissesto. Un’emorragia concretizzatasi prima dell’arrivo di Arena ma che l’ex sindaco non è riuscito ad arginare come si aspettava il Governo.

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