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Parte da Crotone la protesta nazionale
per difendere le Province a rischio

Calabria

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CROTONE - Un esercito di fasce tricolori è pronto a dare battaglia a Roma il prossimo 11 dicembre, in occasione dell’inizio della discussione in Senato della conversione in legge del decreto che potrebbe abolire numerose province italiane. Saranno i sindaci di tutte le province a rischio soppressione a ritrovarsi per un sit in a Piazza delle Cinque Lune, nelle adiacenze di Palazzo Madama sede del Senato, dove manifesteranno tutta la contrarietà dei territori amministrati rispetto ad un provvedimento che definiscono iniquo. A promuovere l’iniziativa, a nome di tutti i sindaci dei comuni capoluogo di provincia che hanno costituito una rete di primi cittadini a difesa dei territori, i sindaci di Crotone Peppino Vallone, e di Teramo, Maurizio Brucchi. 

L'iniziativa di martedì, spiegano i promotori, prossimo coinvolgerà non solo i trentacinque sindaci dei comuni capoluogo ma tutti i sindaci delle province interessate. Vallone e Brucchi hanno scritto ai loro colleghi sindaci invitandoli alla partecipazione: «Siamo giunti - scrivono – alla vigilia della conversione in legge da parte del Senato di un provvedimento le cui conseguenze negative per le singole realtà territoriali che rappresentiamo sono facilmente immaginabili in termini di economia, sviluppo, sociale e di sicurezza. Abbiamo l’obbligo come rappresentanti delle nostre comunità di far sentire forte la voce di dissenso, rispetto al provvedimento, che si leva dai singoli territori. In occasione dell’inizio della discussione in Senato per la conversione in legge del Decreto Ministeriale sul riordino delle province tutti noi sindaci saremo pronti a scendere in campo e pertanto Vi invitiamo a partecipare – scrivono ancora - ad un sit in che si terrà il martedì 11 dicembre alle ore 11.30 a Roma, in Piazza delle Cinque Lune, compatti come sempre abbiamo dimostrato su questo argomento. Tutti uniti, – concludono – con le nostre fasce, che rappresentano il legame con la cittadinanza che amministriamo e che sentiamo il dovere di tutelare di fronte alla iniquità di questo provvedimento».

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