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Niente fondi per chi gestisce beni confiscati
Anche il Museo della 'ndrangheta resta a secco

Calabria

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4 minuti 33 secondi
IL “Museo della ‘ndrangheta” rimane a secco. La Regione Calabria, che in queste ore avvia il tour de force in commissione al fine di approvare il bilancio di previsione il prossimo venerdì, ha cancellato il finanziamento a favore del “Museo della ‘ndrangheta”. 
La giunta regionale, approvando il collegato alla finanziaria per il 2013, ha scelto di non dare copertura economica all’articolo quattro, comma 4, della legge numero 8 del 26 febbraio del 2010 che prevedeva la spesa da destinare, mediante un trasferimento all’amministrazione provinciale di Reggio Calabria, alla struttura ospitata in un bene confiscato alla ‘ndrangheta a Croce Valanidi. 
Il collegato alla manovra di finanza regionale per il 2010 prevedeva di girare al “Museo della ‘ndrangheta” la somma di 100 mila euro.
Il taglio patito dal “Museo della ‘ndrangheta”, poi, fa il paio con quello con il quale si troveranno a fare i conti le cooperative che gestiscono i beni confiscati alla criminalità organizzata che, dal prossimo anno, non potranno più contare sui 175 mila euro che venivano stanziati dalla Regione Calabria.
 Operativo dal 2009, il “Museo della ‘ndrangheta” di Reggio Calabria è impegnato in una campagna di sensibilizzazione sociale contro il cancro della criminalità organizzata che, dalla Calabria, ha allargato le sue metastasi sino in Nord Italia, valicando i confini nazionali per contagiare anche diversi paesi stranieri.
 Il Museo della ndrangheta si trova in una villa di Reggio Calabria a tre piani di 200 metri quadrati ciascuno, confiscata alla criminalità organizzata e ristrutturata nel 2006 con la somma di 125 000 euro.
La villa di Croce Valinidi è stata trasformata in un museo aperto alla città, ai visitatori di tutto il mondo e agli studenti e ai ricercatori interessati a portare avanti un lavoro di approfondimento sul tema della ndrangheta e della criminalità organizzata.
«Il progetto - si legge sul sito internet del museo - vuole esaminare la storia e il mito di questa immagine, tanto sulla lunga durata che nella dimensione sincronica, sia effettuando ricerche sul campo, sia utilizzando la vasta bibliografia a riguardo. L’obiettivo è quello di fare i conti in modo razionale e cosciente con una trasmissione di valori che informa le nuove generazioni. Su questa base si cercherà di comprendere in che grado, agendo sui processi di inculturazione diretta e indiretta, ci si può inserire in questo processo di trasmissione di valori».
 In questi due anni di attività sono state diverse le iniziative curate dal “Museo della ‘ndrangheta”, in collaborazione con le istituzioni locali e con diverse altre associazioni operanti contro la criminalità organizzata su tutto il territorio della penisola.

IL “Museo della ‘ndrangheta” rimane a secco. La Regione Calabria, che in queste ore avvia il tour de force in commissione al fine di approvare il bilancio di previsione il prossimo venerdì, ha cancellato il finanziamento a favore del “Museo della ‘ndrangheta”. La giunta regionale, approvando il collegato alla finanziaria per il 2013, ha scelto di non dare copertura economica all’articolo quattro, comma 4, della legge numero 8 del 26 febbraio del 2010 che prevedeva la spesa da destinare, mediante un trasferimento all’amministrazione provinciale di Reggio Calabria, alla struttura ospitata in un bene confiscato alla ‘ndrangheta a Croce Valanidi. Il collegato alla manovra di finanza regionale per il 2010 prevedeva di girare al “Museo della ‘ndrangheta” la somma di 100 mila euro.

Il taglio patito dal “Museo della ‘ndrangheta”, poi, fa il paio con quello con il quale si troveranno a fare i conti le cooperative che gestiscono i beni confiscati alla criminalità organizzata che, dal prossimo anno, non potranno più contare sui 175 mila euro che venivano stanziati dalla Regione Calabria. Operativo dal 2009, il “Museo della ‘ndrangheta” di Reggio Calabria è impegnato in una campagna di sensibilizzazione sociale contro il cancro della criminalità organizzata che, dalla Calabria, ha allargato le sue metastasi sino in Nord Italia, valicando i confini nazionali per contagiare anche diversi paesi stranieri. Il Museo della ndrangheta si trova in una villa di Reggio Calabria a tre piani di 200 metri quadrati ciascuno, confiscata alla criminalità organizzata e ristrutturata nel 2006 con la somma di 125 000 euro.

La villa di Croce Valinidi è stata trasformata in un museo aperto alla città, ai visitatori di tutto il mondo e agli studenti e ai ricercatori interessati a portare avanti un lavoro di approfondimento sul tema della ndrangheta e della criminalità organizzata.«Il progetto - si legge sul sito internet del museo - vuole esaminare la storia e il mito di questa immagine, tanto sulla lunga durata che nella dimensione sincronica, sia effettuando ricerche sul campo, sia utilizzando la vasta bibliografia a riguardo. L’obiettivo è quello di fare i conti in modo razionale e cosciente con una trasmissione di valori che informa le nuove generazioni. Su questa base si cercherà di comprendere in che grado, agendo sui processi di inculturazione diretta e indiretta, ci si può inserire in questo processo di trasmissione di valori». In questi due anni di attività sono state diverse le iniziative curate dal “Museo della ‘ndrangheta”, in collaborazione con le istituzioni locali e con diverse altre associazioni operanti contro la criminalità organizzata su tutto il territorio della penisola.

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