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La Finanza spulcia i rendiconti dei consiglieri
A palazzo Campanella tremano i politici

Calabria

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REGGIO CALABRIA – L’avviso di garanzia recapitato dall’avvocato generale Francesco Scuderi a Giulio Serra e Antonio Rappoccio potrebbe essere il primo atto di uno “tsunami” giudiziario che pare essere pronto ad abbattersi su Palazzo Campanella. Il capogruppo regionale di “Insieme per la Calabria” ed il suo ex collega dentro l’assemblea legislativa calabrese Antonio Rappoccio: il consigliere regionale reggino sospeso dai suoi incarichi politici ed elettorali dopo l’arresto patito al termine della scorsa estate per truffa aggravata e corruzione elettorale, dovranno difendersi dall’accusa di peculato. Per la stessa ipotesi accusatoria, però, potrebbero finire nei guai anche tanti altri consiglieri regionali in carica nella IX legislatura regionale. Capigruppo, tesorieri e consiglieri, infatti, sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di finanza del comando provinciale di Reggio Calabria, guidata dal colonnello Claudio Petrozziello.
I finanzieri, su delega del procuratore facente funzioni Ottavio Sferlazza e del pubblico ministero Matteo Centini, stanno analizzando i rendiconti e, soprattutto, stanno passando allo scanner tutte le pezze di appoggio di ogni singola spesa documentata dai vari consiglieri regionali. Ad oggi sono poche le notizie entrate in circolo in queste settimane, ma dai riscontri dei finanziari pare siano emersi diversi comportamenti al limite delle disposizioni normative, con spese che andrebbero oltre la finalità di promozione politica del gruppo o del singolo consigliere. Se gli uomini del colonnello Claudio Petrozziello dovessero verificare queste irregolarità su Palazzo Campanella potrebbe abbattersi un terremoto giudiziario dagli evidenti risvolti penali, politici ed etici. Sull’allegra gestione dei fondi girati ai gruppi consiliari, (si tratta di diverse centinaia di migliaia di euro), infatti, pare essere emersa una sorta di prassi bipartisan.
Fra banchetti, convegni, manifesti, bigliettini e sostegni di varia natura all’attività politica fra destra e sinistra, infatti, sembra siano emerse poche diversità. Di fatto non ci si troverebbe più di fronte ad un’ipotesi di peculato, ma le Fiamme gialle ed i magistrati della Procura della Repubblica potrebbero contestare agli eventuali indagati anche il reato di truffa. E qui starebbe una delle differenze fra l’indagine che ha coinvolto Antonio Rappoccio e Giulio Serra, condotta dall’avvocato generale dello Stato Francesco Scuderi e scaturita da una pregressa inchiesta sull’ex consigliere regionale di “Insieme per la Calabria”, e quella che rischia di scuotere Palazzo Campanella dalla sue fondamenta e che ha preso le mosse solo dopo l’acquisizione degli atti negli uffici dei gruppi consiliari dello scorso dicembre.

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