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Alla fine il Consiglio delle autonomie si mette in moto
E' caccia al numero legale, poi si elegge Abramo

Calabria

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REGGIO CALABRIA - "Caro sindaco dove sei? Ti stiamo aspettando ci servono due persone per raggiungere il numero legale". Elenco alla mano, telefonino all'orecchio e sigaretta elettronica fra le labbra (che durante l'attesa è diventato l'argomento principale della discussione dentro l'aula Giuditta Levato), è stato il presidente della provincia di Catanzaro, Wanda Ferro, ad assumersi l'onere di contattare gli amministratori assenti e consentire l'avvio concreto dell'avventura politica del Consiglio delle autonomie locali. Al suo fianco il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo che la sollecitava: "Li recuperiamo sti due per il numero legale?!".
Convocato, dopo un rinvio di una settimana, l'organismo che riunisce le varie espressioni amministrative calabresi non è riuscito alla prima chiamata a mettere in moto le sue macchine.
Acquisita l'assenza dei commissari prefettizi che reggono le sorti del comune di Reggio Calabria e della provincia di Vibo Valentia, il primo appello si è fermato a quota sedici presenti. Per l'avvio delle operazioni di voto, però, era necessaria la metà più uno dei componenti: in tutto diciotto. Diverse le assenze fra i componenti di diritto del consiglio, fra gli altri erano assenti: il presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio; il suo collega di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa e i sindaci dei comuni di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia.
Il vice presidente del consiglio regionale Alessandro Nicolò, che ha presieduto la seduta di voto, è stato costretto a rinviare la riunione di un'ora anche per facilitare i contatti con gli assenti, recuperare il numero necessario alle operazioni di voto e procedere all'elezione del presidente del Consiglio delle autonomie locali.
"Quota diciotto" è stata raggiunta, con un paio di ore di ritardo rispetto alla convocazione, grazie al sindaco di Cardeto, Pietro Fallanca e il presidente della Comunità montana della media valle del Crati, Loris Franco Greco. 

REGGIO CALABRIA - «Caro sindaco dove sei? Ti stiamo aspettando ci servono due persone per raggiungere il numero legale». Elenco alla mano, telefonino all'orecchio e sigaretta elettronica fra le labbra (che durante l'attesa è diventato l'argomento principale della discussione dentro l'aula Giuditta Levato), è stato il presidente della provincia di Catanzaro, Wanda Ferro, ad assumersi l'onere di contattare gli amministratori assenti e consentire l'avvio concreto dell'avventura politica del Consiglio delle autonomie locali. Al suo fianco il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo che la sollecitava: "Li recuperiamo sti due per il numero legale?!".
Convocato, dopo un rinvio di una settimana, l'organismo che riunisce le varie espressioni amministrative calabresi non è riuscito alla prima chiamata a mettere in moto le sue macchine.
Acquisita l'assenza dei commissari prefettizi che reggono le sorti del comune di Reggio Calabria e della provincia di Vibo Valentia, il primo appello si è fermato a quota sedici presenti. Per l'avvio delle operazioni di voto, però, era necessaria la metà più uno dei componenti: in tutto diciotto. Diverse le assenze fra i componenti di diritto del consiglio, fra gli altri erano assenti: il presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio; il suo collega di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa e i sindaci dei comuni di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia.
Il vice presidente del consiglio regionale Alessandro Nicolò, che ha presieduto la seduta di voto, è stato costretto a rinviare la riunione di un'ora anche per facilitare i contatti con gli assenti, recuperare il numero necessario alle operazioni di voto e procedere all'elezione del presidente del Consiglio delle autonomie locali.
"Quota diciotto" è stata raggiunta, con un paio di ore di ritardo rispetto alla convocazione, grazie al sindaco di Cardeto, Pietro Fallanca e il presidente della Comunità montana della media valle del Crati, Loris Franco Greco. 

 

Dalla votazione è risultato eletto Sergio Abramo: 14 voti per lui, tre schede bianche e una persona che non ha partecipato al voto.

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