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Catanzaro, sospetta compravendita di voti
si è chiuso l'incidente probatorio

Calabria

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CATANZARO – E' terminato oggi l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta relativa ad una presunta compravendita di voti che secondo l’ipotesi d’accusa si sarebbe verificata a Catanzaro, in occasione delle ultime elezioni comunali del 6 e 7 maggio. Il pubblico ministero, Gerardo Dominijanni, che ha chiesto di sentire con urgenza quindici persone, temendo che potessero essere avvicinate in attesa degli sviluppi del procedimento, ha rinunciato a sentire l'indagato Salvatore Tomaselli, che per l’ennesima volta era assente, mentre gli ultimi due testi ancora da sentire – molte testimonianze erano state già acquisite a dicembre – hanno risposto alle domande rendendo versioni non completamente coincidenti con quelle rilasciate in fase di indagini. Già nel corso dell’udienza di dicembre alcune delle persone sentite hanno modificato la versione fornita agli inquirenti in precedenza al punto da indurre il pubblico ministero a chiedere gli atti per due di loro in particolare, per verificare se procedere per falsa testimonianza, mentre altri hanno scelto il silenzio. Tra questi ultimi l’indagato Paolo Gravino, che ha potuto avvalersi della facoltà di non rispondere proprio in virtù di questa sua posizione nel procedimento, ed altri che se ne sono giovati grazie alla loro parentela con persone indagate. Oltre a Gravino e Salvatore Tomaselli, altre quattro persone sono allo stato coinvolte nelle indagini svolte dalla Digos. Si tratta di Francesco Leone, 58 anni, eletto consigliere comunale di centrodestra, Ferdinando Tomaselli, 30 anni, Angelo Raffaele, 30 anni, e Fabio Trapasso, 42 anni (i difensori impegnati sono Antonio Lomonaco e Gianni Russano per Leone, Dario Gareri per Gravino, Gregorio Viscomi per Salvatore Tomaselli, Gioconda Soluri per Trapasso, Andrea Gareri per Tomaselli Ferdinando). A tutti è contestata la violazione in concorso di tre articoli della legge elettorale, che integrano quella che dai non addetti al lavori viene definita «corruzione elettorale», nonchè la falsificazione e alterazione delle schede. L’ipotesi alla base dell’inchiesta ormai conclusa, nell’ambito della quale il Comune di Catanzaro figura come parte offesa, è proprio quella che si stato procurato illegalmente sostegno elettorale con l'acquisto dei voti o la manomissione di schede.

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