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Si facevano rimborsare anche i "gratta e vinci"
Inchiesta shock sui costi del Consiglio regionale

Calabria

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REGGIO CALABRIA - C’è stato anche chi ha avuto la faccia tosta di farsi rimborsare i “Gratta e Vinci”. I contribuenti calabresi hanno mantenuto ai politici regionali di tutto. Qualcuno s’è fatto pagare il singolo caffè, le multe, i viaggi all’estero, gli hotel e i ristoranti. E poi auto di lusso, iphon, ipad, ricariche del telefono, bollette della tarsu, detersivi, il tagliando della macchina e persino le tasse da versare all’Agenzia delle entrate. Gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno trovato di tutto. Da settimane spulciano i conti dei gruppi del Consiglio regionale e non c’è giorno che non salti fuori qualche fattura che puzza lontano un miglio. Ora l’inchiesta condotta dal pm Matteo Centini è arrivata ad un primo step. La procura nei giorni scorsi ha iscritto sul registro degli indagati quasi tutti i direttori amministrativi dei gruppi di Palazzo Campanella, e con essi dieci consiglieri regionali che dovranno dare spiegazioni di fatture e ricevute che non convincono gli inquirenti. Per tutti l’accusa è di peculato. Avrebbero infatti distratto soldi pubblici per finalità non istituzionali. Dieci nomi eccellenti, sui cui tuttavia c’è ancora il massimo riserbo, e ai quali nel giro di qualche settimana, man mano che la Finanza procede con le verifiche, potrebbero aggiungersene altri. 
La Procura ha in mano una tabella di marcia piuttosto serrata, sulla base della quale Centini si starebbe muovendo in punta di piedi, ma in maniera determinata, anche alla luce dei primi riscontri che appaiono quantomai allarmanti.
Come detto, dalle carte sequestrate dagli uomini del colonnello Claudio Petrozziello il giorno in cui i finanzieri si presentarono in massa al Consiglio regionale calabrese, sta saltando fuori di tutto. Si tratta di illegalità da pochi euro. Ma non c’è soltanto la roba da accattoni. Sono emerse infatti anche fatture importanti per centinaia di migliaia di euro che non troverebbero alcuna giustificazione plausibile nei termini della normale attività politica finanziata dai gruppi del parlamentino calabrese.
Si diceva dei “Gratta e vinci” che un consigliere si sarebbe fatto rimborsare (ovviamente dopo aver ben controllato che non fossero vincenti). Un “hobby” quello di tentare la fortuna che lo stesso politico abbinava a piacevoli soggiorni a Chianciano e Montepulciano. Ma non è tutto. C’era anche chi di viaggi ne ha fatti di ben più importanti, come ad esempio quelli in Russia, a Montecarlo e persino a Los Angeles, con annessi e connessi. Tutto spesato, ovviamente. 
Un capitolo a parte gli inquirenti lo hanno poi dedicato alle ricevute “particolari”. Tra queste le Fiamme gialle hanno scoperto che c’è chi si è fatto rimborsare la tassa per i rifiuti, qualcuno ci paga degli affitti, altri ancora corposi acquisti di detersivi.
Altre ricevute “strane” sono quelle che riguardano il pagamento di tasse all’Agenzia delle Entrate. Tasse che gli investigatori non riescono a spiegarsi. E poi gli Iphone e gli Ipad che evidentemente sarebbero personali e non del gruppo.
Una marea di spese che ora i consiglieri regionali e i direttori amministrativi dei gruppi saranno chiamati a spiegare. Facendo ben attenzione ad essere convincenti vista l’accusa che pesa sulle loro spalle.
Coinvolti politici di entrambi gli schieramenti (al momento due di centrosinistra e 8 di centrodestra) in carica negli anni che vanno dal 2010 al 2012, periodo preso in esame dalla Procura della Repubblica proprio all’indomani del caso Rappoccio, coinvolto in un’altra indagine ma poi pizzicato a falsificare fatture per farsi rimborsare biglietti aerei.

REGGIO CALABRIA - C’è stato anche chi ha avuto la faccia tosta di farsi rimborsare i “Gratta e Vinci”. I contribuenti calabresi hanno mantenuto ai politici regionali di tutto. Qualcuno s’è fatto pagare il singolo caffè, le multe, i viaggi all’estero, gli hotel e i ristoranti. E poi auto di lusso, iphon, ipad, ricariche del telefono, bollette della tarsu, detersivi, il tagliando della macchina e persino le tasse da versare all’Agenzia delle entrate. Gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno trovato di tutto. Da settimane spulciano i conti dei gruppi del Consiglio regionale e non c’è giorno che non salti fuori qualche fattura che puzza lontano un miglio. 

Ora l’inchiesta condotta dal pm Matteo Centini è arrivata ad un primo step. La procura nei giorni scorsi ha iscritto sul registro degli indagati quasi tutti i direttori amministrativi dei gruppi di Palazzo Campanella, e con essi dieci consiglieri regionali che dovranno dare spiegazioni di fatture e ricevute che non convincono gli inquirenti. Per tutti l’accusa è di peculato. Avrebbero infatti distratto soldi pubblici per finalità non istituzionali. Le persone coinvolte saranno sentite entro breve tempo dai magistrati.

Il "buco" nei conti della Regione ammonterebbe a più di un milione di euro. Soldi entrati regolarmente, ma di cui non c’è più traccia. Secondo quanto emerso, negli anni che vanno dal 2010 al 2012, dai conti dei gruppi mancherebbero mediamente tra i 40 e 70 mila euro. Nessuna pezza giustificativa, niente fatture o scontrini. I soldi non ci sono e non si sa bene dove siano andati a finire. Se è vero infatti che i gruppi non hanno bisogno di rendiconti dettagliati è però evidente che uno straccio di prova su come vengano spesi i soldi dei cittadini sia indispensabile.

Per i finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria è un bel grattacapo. Un grattacapo che riguarda diversi gruppi politici, sia di centrodestra che di centrosinistra, ed ora a risponderne direttamente alla magistratura reggina saranno i tesorieri, o meglio i direttori amministrativi delle singole forze politiche responsabili dei bilanci degli ultimi tre anni. L’inchiesta si annuncia clamorosa per quanto sarebbe già nelle mani degli inquirenti, ma potrebbe esserlo ancora di più in vista di possibili sviluppi.  

 

 

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