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Nuova crepa nel Pd, D'Attorre attacca Renzi e i Comitati replicano
«Via da commissario o non parteciperemo ai congressi»

Calabria

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CATANZARO - Le tensioni che stanno attraversando il Partito democratico calabrese non potevano non segnare anche il dibattito politico in Calabria. E l’area che si richiama a Renzi si tira fuori persino dai prossimi congressi. A lanciare per primo l’affondo è stato il commissario regionale e deputato Alfredo D’Attorre, sceso in campo in mattinata con una dichiarazione contro il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Critiche molto dure che hanno scatenato la reazione dei Comitati Renzi calabresi, pronti a chiedere la testa del deputato capano dal ruolo di commissario. «Le odierne virulente esternazioni del Commissario del Pd calabrese su Matteo Renzi . hanno incalzato i renziani - segnalano ancora una volta come nel partito ci sia quello che oramai si può definire il problema D’Attorre». 

Parole che hanno fatto il seguito a quelle pronunciate dal deputato: «Renzi sta perdendo un’occasione importante per aiutare il suo partito e il Paese in un passaggio decisivo della storia repubblicana. Non può continuare a far finta di essere un passante che butta lì le sue opinioni. Che gli faccia comodo o meno riconoscerlo, dopo le ultime primarie – aveva detto D’Attorre - è un dirigente del PD con responsabilità di massimo livello. I nostri elettori si aspettano che queste le responsabilità le eserciti, indicando soluzioni costruttive e praticabili, non che giochi a fare la vittima o che si limiti a disseminare veti e preclusioni». «Quanto a Bersani – ha aggiunto il commissario del partito calabrese – tutti capiscono che, se davvero si fosse fatto guidare dall’interesse personale, non avrebbe resistito tenacemente a proposte di accordo insostenibili per il PD e per l’Italia, e oggi sarebbe già a Palazzo Chigi. Altri forse avrebbero ragionato così e oggi proiettano i propri schemi comportamentali su chi invece sta dimostrando non a parole, ma con i fatti, disinteresse personale e lucidità politica». La replica stizzita dei Comitati Renzi è andata oltre, fino a chiedere le immediate dimissioni dal ruolo di dirigente del partito, ma anche a dichiarare la volontà di non partecipare ai congressi fissati. «Come è stato più volte segnalato – è scritto nella nota - il commissario che dovrebbe essere figura di equilibrio e al di sopra delle parti, non perde occasione di attaccare un’area importante del partito, che ha oltremodo un’ampia e particolarmente attiva rappresentanza in Calabria. Questa anomalia politica si è già palesata nel corso delle primarie ma appare non più accettabile per il Pd che in Calabria si appresta a giocare la fondamentale partita dei congressi che determineranno gli organigrammi e gli indirizzi di un partito che esce da una bruciante sconfitta elettorale e che deve necessariamente porre le basi per una ripartenza che appare decisiva per il suo futuro. Oltre a questo risulta essere un dato oggettivo, che conferma la singolarità della situazione calabrese, il fatto che Alfredo D’Attore ha partecipato egli stesso alle primarie, godendo quindi di una consistente rendita di posizione, per poi essere candidato ed eletto Deputato del Pd. Anche da questo, appare evidente che in una fase così importante e delicata, avere un arbitro che è anche giocatore inficia la regolarità stessa dei congressi e ne mina alla base la credibilità agli occhi dei militanti e dei simpatizzanti che pur volendo guardare con fiducia e speranza alle sorti del Pd, sono frastornati e disillusi dalla confusione dei ruoli oltre che dalla mancanza di contenuti di un dibattito troppo incentrato su regole e posizioni interne e non sulle risposte da dare ai cittadini calabresi riguardo alle gravi emergenze di questa regione». 
Da qui l’attacco senza mezzi termini: «Nella consapevolezza del delicato momento politico che vive il Paese e la nostra regione, i rappresentanti dei Comitati pro Renzi calabresi, chiedono con forza, invitando tutte le altre aree del partito a fare altrettanto, che questa “anomalia calabrese” venga rimossa e che il dibattito congressuale sia regolato e accompagnata da una figura realmente super partes. Se così non sarà, se il commissario D’Attorre non lascerà il suo ruolo di commissario, l'area renziana del Pd calabrese non parteciperà ai congressi provinciali e regionali del partito. Congressi che possono essere svolti se affidati alla commissione di garanzia del Partito, garante di tutte aree Pd calabrese». Nonostante le rassicurazioni sulla tenuta del partito, dunque, appare netta la frattura tra le due anime dei democratici e la prospettiva è sempre più quella di una scissione definitiva.

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