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Anche in Calabria esplode il caos che apre la crisi
Si infiamma la guerra nel Partito democratico

Calabria

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CATANZARO -  Per statuto il congresso nazionale del Pd dovrebbe tenersi nel prossimo mese di ottobre. Cioè fra sei mesi. In questo caso il morto afferrerebbe il vivo. Ma qualcuno sostiene che potrebbe esserci un congresso straordinario, tenendo sempre conto che i tempi per questo partito sono biblici. La Calabria è da tre anni sotto regime commissariale. Ma il punto è un altro: arriverà prima il congresso o prima la scissione? Vedremo. Nel frattempo qualcuno esce allo scoperto. Come Rosy Bindi, capolista in Calabria, che ieri ha rilasciato un'intervista a Sebastiano Messina di Repubblica in cui, fra l'altro, alla domanda se getterà la spugna, ha risposto: «Non ci penso nemmeno. Sono una combattente. In Calabria c'è tanto da fare. E poi vedrò se posso fare qualcosa per il partito». Un brivido ha attraversato la schiena del democrat calabresi. Rosy ha aggiunto: «… abbiamo portato in parlamento, con le primarie, alcune persone che in questi giorni hanno dimostrato di non avere consapevolezza del proprio compito, in un momento in cui va rilanciato il ruolo del Parlamento». Insomma, la pasionaria le primarie non le avrebbe neppure fatte. Poi la stessa Bindi è andata da Maria Latella e le ha detto che Enrico Letta premier non va bene. Come disse Badoglio l'8 settembre 1943: “La guerra continua”. 

Nel frattempo le periferie sono diventate pentole a pressione sbuffanti. Il commissario-deputato, Alfredo D'Attorre, si cosparge sulla testa un po' di cenere, affermando: «…il Partito democratico non è stato all'altezza delle sue responsabilità. Penso che dobbiamo onestamente chiedere scusa agli italiani per la prova che abbiamo dato di noi». Poi torna in sé e afferma: «Voglio sottolineare la dignità e la limpidezza del gesto di Pierluigi Bersani, che si è accollato responsabilità anche non sue, dopo anni di lavoro appassionato al servizio del Pd e della democrazia italiana. Rispetto a tanti commenti liquidatori e ingenerosi che ho ascoltato in questi giorni, per quanto mi riguarda voglio dire di essere assolutamente orgoglioso di aver collaborato in questi anni al progetto di Bersani. Sono convinto che Bersani avrà ancora un ruolo importante nell'aiutare il centrosinistra a uscire dalle attuali difficoltà e rendersi di nuovo utile al Paese». Perseverare è diabolico.
D'altro capo del mondo c'è la dirigente democrat Fernanda Gigliotti che in queste ore sta proseguendo, anzi accentuando, l'Occupy Pd. Una sorta di resistenza gandhiana contro la classe dirigente del Pd, di tutte le latitudini. Ci sono iniziative a vari livelli. A Roma oltre a occupare la sede centrale si chiederà la visione dei bilanci, dei conti correnti, dei rendiconti delle spese. In periferia è prevista l'occupazione della sede regionale di Sant'Eufemia. Un gruppo di dirigenti - Pasqualino Mancuso, Arturo Bova, Michele Gigliotti, Attilio Mazzei, Domenico Giampà, Italo Reale, Fernanda Gigliotti - ha licenziato una nota il cui incipit recita: «Le drammatiche ore che il Pd vive non ci consentono di abbassare il livello della nostra mobilitazione nell'ora più difficile e che ci deve vedere non ripiegati su noi stessi e sulle contraddizioni determinate da un gruppo dirigente al quale noi tutti avevamo affidato delega piena e sincera». Nei giorni precedenti avevano chiesto le dimissioni del commissario D'Attorre l'on. Ernesto Magorno a nome di tutti i renziani e l'on. Mario Pirillo. Ma tutto il gruppo regionale ha chiesto che si faccia subito il congresso regionale. E' difficile che ciò possa accadere perché D'Attorre ha confermato che il calendario congressuale non si cambia.
Ieri Concita De Gregorio ha scritto che nel circo quando cade un acrobata entrano i clown.

CATANZARO -  Per statuto il congresso nazionale del Pd dovrebbe tenersi nel prossimo mese di ottobre. Cioè fra sei mesi. In questo caso il morto afferrerebbe il vivo. Ma qualcuno sostiene che potrebbe esserci un congresso straordinario, tenendo sempre conto che i tempi per questo partito sono biblici. La Calabria è da tre anni sotto regime commissariale. Ma il punto è un altro: arriverà prima il congresso o prima la scissione? Vedremo. Nel frattempo qualcuno esce allo scoperto. Come Rosy Bindi, capolista in Calabria, che ieri ha rilasciato un'intervista a Sebastiano Messina di Repubblica in cui, fra l'altro, alla domanda se getterà la spugna, ha risposto: «Non ci penso nemmeno. Sono una combattente. In Calabria c'è tanto da fare. E poi vedrò se posso fare qualcosa per il partito». Un brivido ha attraversato la schiena del democrat calabresi. Rosy ha aggiunto: «… abbiamo portato in parlamento, con le primarie, alcune persone che in questi giorni hanno dimostrato di non avere consapevolezza del proprio compito, in un momento in cui va rilanciato il ruolo del Parlamento». Insomma, la pasionaria le primarie non le avrebbe neppure fatte. Poi la stessa Bindi è andata da Maria Latella e le ha detto che Enrico Letta premier non va bene. Come disse Badoglio l'8 settembre 1943: “La guerra continua”. Nel frattempo le periferie sono diventate pentole a pressione sbuffanti. Il commissario-deputato, Alfredo D'Attorre, si cosparge sulla testa un po' di cenere, affermando: «…il Partito democratico non è stato all'altezza delle sue responsabilità. Penso che dobbiamo onestamente chiedere scusa agli italiani per la prova che abbiamo dato di noi». Poi torna in sé e afferma: «Voglio sottolineare la dignità e la limpidezza del gesto di Pierluigi Bersani, che si è accollato responsabilità anche non sue, dopo anni di lavoro appassionato al servizio del Pd e della democrazia italiana. Rispetto a tanti commenti liquidatori e ingenerosi che ho ascoltato in questi giorni, per quanto mi riguarda voglio dire di essere assolutamente orgoglioso di aver collaborato in questi anni al progetto di Bersani. Sono convinto che Bersani avrà ancora un ruolo importante nell'aiutare il centrosinistra a uscire dalle attuali difficoltà e rendersi di nuovo utile al Paese». 

I CONGRESSI. In questo contesto, il commissario regionale Alfredo D'attorre ha annunciato che la scadenza per la presentazione delle candidature alle segreterie provinciali del Pd è stata posticipata ed andrà a coincidere con quella per il segretario regionale, accorpando così i due percorsi. Lo ha reso noto, nel corso di un colloquio con l’ANSA, il commissario regionale del Pd Alfredo D’Attorre. 
«A seguito delle vicende nazionali di questi giorni che hanno portato alla dimissioni di Bersani e che richiedono una discussione politica anche nei territori – ha detto D’Attorre – per fare in modo che la discussione ci possa essere e arrivare a determinazioni più opportune in sede locale, il presidente della commissione regionale per il congresso Giovanni Puccio ha concordato con i presidenti delle commissioni provinciali e d’intesa con me di unificare la scadenza per la presentazione delle candidature a segretario provinciale ed a segretario regionale nella data del 25 maggio. Il congresso regionale resta confermato nelle sue scadenze e adesso vengono accorpati in parallelo anche i congressi provinciali. Le assemblee di circolo che si riuniranno la settimana successiva esprimeranno non solo il voto consultivo sui candidati alla segreteria regionale ma anche il voto sui candidati a segretari provinciali. Le primarie per il segretario e l’assemblea regionale restano confermate il 16 giugno». «E' una decisione – ha proseguito D’Attorre – che è maturata in maniera unanime per evitare che le tensioni di questi giorni e la necessità di una discussione nel partito determinassero una interferenza, un incrocio con la discussione in sede locale. Naturalmente adesso vedremo quali saranno le decisioni che la Direzione nazionale di domani e poi l’assemblea del partito che sarà convocata a breve assumeranno in ordine allo svolgimento del congresso nazionale, ma resta ferma l'esigenza in Calabria di avere quanto prima organismi democraticamente eletti ed operanti a tutti i livelli, a maggior ragione in una fase così difficile come quella attuale per il Pd. Non è un’esigenza di ordine formale, nel senso che il mio mandato, all’epoca, è stato votato all’unanimità dalla Direzione nazionale ed è tuttora operante, ma è un’esigenza di ordine prettamente politico. Per questo valuteremo le decisioni nazionali ma resto convinto che si debba fare tutto il possibile affinchè entro il 16 giugno il partito abbia organismi democraticamente eletti a tutti i livelli».

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