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Sanità, Scopelliti va allo scontro sul Bambin Gesù
Ma la Cgil attacca: «Una Caporetto senza fine»

Calabria

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PER la Cgil ormai si tratta di una «Caporetto». Ma il braccio di ferro tra la Regione Calabria e il Tavolo Massici, sul tema del riordino della sanità, continua. Dopo la bocciatura relativa alla rete ospedaliera cosentina e la contestazione, da parte dei supervisori ministeriali, dell'accordo con il Bambin Gesù (LEGGI L'ARTICOLO), Scopelliti rilancia la sua sfida e annuncia di aver concordato con il Presidente dell’ospedale romano, Giuseppe Profiti, «di rispondere alla richiesta del Direttore generale del Pugliese Ciaccio per un raddoppio dei chirurghi del Bambin Gesù presenti e per un incremento del programma di aggiornamento per il personale sanitario della chirurgia pediatrica dell’Azienda».

E se il tavolo Massicci aveva parlato di «duplicazione delle spese», la Regione ribatte che il tutto avverrà «non solo senza incremento di oneri per la Regione, ma con l'adozione di un assetto strutturale che consentirà di ridurre i costi attuali dell’organizzazione nonostante l’incremento nell’offerta dei servizi».

Intanto però il braccio di ferro avviato sul tema della sanità viene etichettato come fallimetare dalla segreteria regionale della Cgil che afferma: «Solo chi sordo al disagio che monta da tempo nei territori poteva non sentire quant'è profondo lo scostamento tra la sanità virtuale e la sanità reale martoriata con cui si rapportano quotidianamente i calabresi. Il verbale ultimo del Tavolo Massicci certifica punto per punto questo disagio che è il risultato del'incapacità di governare necessari e adeguati processi di cambiamento». Secondo la Cgil si tratta di «una disfatta sanitaria senza fine». 

«Sono stati chiesti sacrifici per risanare i debiti ma si conferma che, oltre alle entrate dei ticket, 256,5 ml di gettito fiscale aggiuntivo non sono bastati per abbattere i debiti recenti di gestione e per questo, pende ora sui calabresi un ulteriore inasprimento di Irap e Irpef, rispettivamente dello 0,15 e dello 0,30. È inaccettabile: sarebbe come togliere l’ultimo grammo di sangue ad un malato già dissanguato ed agonizzante. Sono stati tagliati posti letto – aggiunge la Cgil – in cambio di servizi territoriali e ospedali all’avanguardia ma i livelli essenziali di assistenza restano negati in molte realtà ed i servizi sono solo sulla carta. Sono state stipulate Convenzioni con grandi Ospedali in cambio della riduzione della mobilità infantile ma risulta che le spese anzichè migliorare vengono raddoppiate. Per non dire dell’inadempienza della struttura Commissariale a presentare il Programma Operativo 2013-2015 con cui impostare una programmazione correttiva delle criticità persistenti sulle reti assistenziali. E poi, il caos sulla rete ospedaliera, l’assenza di Atti Aziendali validati, le incerte procedure di accreditamento del privato e l’acquisto dei volumi di prestazioni, la telenovelas della Fondazione Campanella, il nominificio sanitario di Dg e dirigenti ad alto livello».

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