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Dopo le perquisizioni la Lega rigetta ogni accusa
«Noi con la 'ndrangheta non c'entriamo niente»

Calabria

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MILANO - «La Lega non c'entra niente con la 'ndrangheta: se qualcuno c'entrava, è stato cacciato». Così Matteo Salvini, vice segretario conferedale del partito che fu di Bossi ed ora e di Maroni, ha commentato le perquisizioni condotte ieri dalla Dia nell’ambito di un’inchiesta su operazioni di riciclaggio in cui sono coinvolti personaggi legati alla 'ndrangheta e l’ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito. «A qualcuno fa comodo accostare la Lega alla mafia», ha aggiunto il vice segretario federale a margine di una conferenza stampa al Pirellone. Da parte sua, ieri, nell'immediato l'avvocato Domenico Aiello ha aggiunto che «le perquisizioni svolte su disposizione del procuratore Lombardo della Dda di Reggio Calabria, in diverse città tra cui Genova, Milano e Reggio Calabria riguardano esclusivamente condotte e ipotesi di reato per le quali la Lega Nord, e personalmente il segretario federale Roberto Maroni, sono parte lesa». Per il legale «ogni diversa interpretazione o lettura delle attività di indagine in corso  è contraria a quanto sino ad oggi è ben chiaro alla magistratura requirente fin dalle prime fasi di avvio delle indagini a carico dell’ex tesoriere Francesco Belsito: ovvero che la Lega Nord è e rimane parte offesa dalle condotte di ex dirigenti». Infine, sempre ieri, nel commentare la notizia Davide Caparini, responsabile della comunicazione della Lega ha aggiunto che «come abbiamo avuto già modo di chiarire in tutte le sedi le vicende giudiziarie del signor Francesco Belsito non coinvolgono la Lega Nord, nè possono essere in alcun modo collegate al Movimento. Presenteremo denuncia querela con richiesta di risarcimento nei confronti di chiunque continuerà, con evidente malafede, a proporre questo teorema falso e infame".

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