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Rende, due anni dopo i cori e il tripudio in piazza
Pd contro Cavalcanti: «Noi leali, lui ci evitava»

Calabria

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RENDE (COSENZA), 2 LUG - “La decisione del Sindaco di non ritirare le sue dimissioni, nonostante la limpida volontà del gruppo consiliare e del Pd di continuare a sostenerlo lealmente e pienamente, così come avvenuto in questi due anni, ci lascia addolorati e perplessi”. Lo sostengono, in una nota congiunta, il circolo Pd e il gruppo consiliare dei democratici di Rende.
“In questi due anni, infatti - prosegue la nota - tutte le pratiche elaborate e proposte dal Sindaco e dalla sua Giunta sono state sempre sostenute ed approvate. Mai una proposta avanzata dal Sindaco e dalla Giunta è stata minimamente osteggiata dal gruppo del Pd; ci sentiamo di affermare tutto ciò senza tema di alcuna smentita. Le dimissioni del Sindaco Cavalcanti, quindi, non sono certamente da mettere in relazione con i comportamenti del Gruppo e del Partito Democratico di Rende, che dopo averlo eletto, lo ha sempre sostenuto pienamente e lealmente. Giova aggiungere che il Gruppo e gli organi dirigenti del Pd hanno ripetutamente organizzato, nelle sedi istituzionali e di partito, molti incontri per discutere e confrontarsi sulle questioni amministrative più importanti che hanno riflessi sulla collettività rendese. Dispiace dover affermare, per amore di verità, che molto spesso l’ex Sindaco, Cavalcanti, non ha inteso partecipare a questi incontri”.
“Il Pd di Rende - conclude la nota - esprime sincero rammarico alla città per la situazione venutasi a determinare, che impone un’approfondita e rigorosa riflessione collettiva. Sin d’ora, però, il Pd si impegna, in questo frangente e per il futuro, a spendere tutte le sue energie migliori perchè Rende venga considerata così come il suo reale valore merita ed affinchè possa guardare al futuro con la speranza che deve possedere il territorio più evoluto, socialmente ed economicamente, della Calabria”. 

RENDE (CS) - Mentre aspetta il commisario prefettizio, Rende il centrosinistra frastornato dall'addio di Cavalcanti (LEGGI L'ARTICOLO) si trova a fare i conti con una situazione surreale. Emblematico il tono di una nota congiunta del circolo Pd e del gruppo consiliare dei democratici della città: «La decisione del Sindaco di non ritirare le sue dimissioni, nonostante la limpida volontà del gruppo consiliare e del Pd di continuare a sostenerlo lealmente e pienamente, così come avvenuto in questi due anni, ci lascia addolorati e perplessi». Sono lontani, quindi, i tempi dei caroselli, dei cori inneggianti all'avvocato arrivato da Cosenza per volontà di Sandro Principe ed eletto nel nome dell'appartenenza. Fece scalpore, nel giorno dell'elezione, nel maggio 2011, la festa nel centro storico guidata dallo storico leader cittadino che dileggiava gli avversari e il loro slogan "Dici ca uu", portando in trionfo il neo eletto.

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Ora invece, le parole chiave sono «dolore e perplessità», sentimenti che in casa Pd si alimentano ricordando che il sindaco ha disertato nei due anni di amministrazione anche gli incontri periodici promossi per discutere le problematiche locali: «Il gruppo e gli organi dirigenti del Pd hanno ripetutamente organizzato, nelle sedi istituzionali e di partito, molti incontri per discutere e confrontarsi sulle questioni amministrative più importanti che hanno riflessi sulla collettività rendese. Dispiace dover affermare, per amore di verità, che molto spesso l’ex sindaco, Cavalcanti, non ha inteso partecipare a questi incontri».

Eppure, insistono i democratici, «in questi due anni tutte le pratiche elaborate e proposte dal Sindaco e dalla sua Giunta sono state sempre sostenute ed approvate. Mai una proposta avanzata dal Sindaco e dalla Giunta è stata minimamente osteggiata dal gruppo del Pd; ci sentiamo di affermare tutto ciò senza tema di alcuna smentita. Le dimissioni del sindaco Cavalcanti, quindi, non sono certamente da mettere in relazione con i comportamenti del Gruppo e del Partito Democratico di Rende, che dopo averlo eletto, lo ha sempre sostenuto pienamente e lealmente». Un amore, secondo il Pd, che non è stato ricambiato. E che è finito tra «dolore e perplessità».

 

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