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Scintille nel Pd, i "calabresi" aizzano il fuoco
E Stumpo fa la "testa di cuoio" in Parlamento

Calabria

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CATANZARO – Il malessere interno al Pd ha trovato una curiosa partecipazione di una parte della deputazione calabrese. Negli ultimi giorni alcuni eletti di questa regione sono stati protagonisti in vicende tattiche che hanno a che fare con gli ondeggiamenti di questo partito che sembra avviato a una pericolosa balcanizzazione. Si sono distinti nelle ultime vicende parlamentari tre deputati eletti nella circoscrizione calabrese. Il più audace e combattivo è sembrato l’onorevole Nico Stumpo che ha ingaggiato “un corpo a corpo” con i grillini. 

Quando mercoledì scorso il Pd ha deciso di assecondare i desiderata del Cavaliere per un blackout alla Camera, poi derubricato a sospensione temporale, i penta stellati si sono scatenati in aula contro il gruppo Pd. Ed è stato lì che i deputati democrat Piero Martino e Nico Stumpo hanno offerto il petto al nemico. Fabrizio Roncone del Corriere della sera ha scritto come i commessi abbiano fatto fatica a fermare Stumpo. Il deputato di Cotronei, forte della sua mole, si è scagliato come un ariete. E’ sembrato una testa di cuoio. La cosa è stata notata da tutti i notisti parlamentari che, adesso, forse finiranno col descrivere il parlamentare calabrese come l’ossessione di Matteo Renzi per come ha organizzato le primarie nel dicembre scorso. I bene informati sostengono che Stumpo questa funzione di controllore dell’apparato la mantenga ancora insieme a Davide Zoggia. Tuttavia egli oggi sembra avere una collocazione ben disegnata di pasdaran del gruppo. I suoi avversari adesso sanno quali sono le regole d’ingaggio. 

Non si è neppure smentita Rosy Bindi, capolista in Calabria e parlamentare di Reggio Calabria,  che ha criticato il partito, di cui è stata presidente, per la manifestazione di cui sopra. Ancora una volta la pasionaria ha visto rosso nelle faccende del Cavaliere. Chiude la trilogia calabrese Alfredo D’Attorre che ormai è diventato la mente di Bersani. Dopo un primo momento di smarrimento, e non poteva essere diversamente, l’ex commissario regionale del Pd, vice capolista alla Camera e deputato di Catanzaro, ha messo i paletti essendosi reso conto che il partito medesimo non ci aveva fatto una bella figura. E, così, tutto di un colpo, per una serie di coincidenze, una parte importante della deputazione calabrese ha preso, come si suol dire, il centro del quadrato. Nel frattempo sul territorio le posizioni locali rispecchiano quelle nazionali. Nessuno si fida di nessuno. Ci sarebbe un cartello anti-Renzi che è dissimulato, con la tendenza ad allontanare il congresso nazionale al prossimo anno. La solita strategia dello sfinimento. Per i congressi provinciali e regionali, l’ex commissario D’Attorre - ma presente come non mai perché, essendo egli membro della segreteria nazionale, ha raddoppiato la sua influenza sugli autoctoni - ha assicurato che si faranno in autunno.  Il professore, nei giorni scorsi, ha difeso e argomentato il finanziamento pubblico dei partiti, mentre la dirigente Fernanda Gigliotti si è dichiarata nettamente contraria.

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