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Incandidabilità, i legali di Arena al contrattacco
«Non c'è stato processo, il tribunale ha sbagliato»

Calabria

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REGGIO CALABRIA, 11 AGO - “Non sorprende che il provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria che ha dichiarato l'incandidabilità, tra gli altri, del nostro assistito, dott. Demetrio Arena, sia stato oggetto di numerosi interventi sulla stampa”. Lo affermano, in una nota, gli avvocati Rosario Infantino e Roberto Capria, in relazione al provvedimento col quale il Tribunale ha dichiarato la non ricandidabilità dell’ex sindaco di Reggio Calabria in relazione allo scioglimento del Comune per contiguità mafiose deciso nell’ottobre del 2012 dal Consiglio dei Ministri.
“Rammarica, però - aggiungono - che, in alcuni casi, esso sia stato utilizzato per avanzare giudizi ed illazioni sul piano morale, etico e sociale, motivo per il quale la necessità di tutelare l’onore, la dignità e la storia personale e professionale del nostro rappresentato vince la ritrosia al commento dei provvedimenti al di fuori delle aule di giustizia, e costringe a necessari, succinti chiarimenti. A maggior ragione se un tale castello viene costruito in presenza di un provvedimento che si reputa manifestamente ingiusto, addirittura abnorme, e che sarà impugnato nelle sedi deputate, com'è giusto che sia e che, comunque, attiene ai diritti politici di una persona che, al di là di ogni ragionevole dubbio, notoriamente non è un mafioso”.
“Al fine di chiarire i contorni della vicenda - dicono ancora gli avvocati Infantino e Capria - si ritiene di potere affermare che, in sostanza, Arena sia stato dichiarato incandidabile senza un processo. Infatti, il Tribunale, errando, ha ritenuto (pag. 30 provvedimento) di avere il compito '...di valutare solamente se le condotte già considerate ai fini dello scioglimento del Consiglio comunale siano efficienti a determinare la declaratoria di incandidabilità per l’uno o per l'altro degli amministratorì e che 'non è possibile, data la natura e i limiti del giudizio, alcun accertamento volto a confutare la veridicità delle suddette condotte e/o a ridimensionarne la portata...", così ritenendo non ammissibili tutte le attività difensive, anche documentali, che confutavano i fatti e le circostanze contenuti nella relazione ministeriale. Orbene, se non all’interno di questo giudizio, dove altro il sospettato di incandidabilità avrebbe potuto dimostrare l'insussistenza, l’inconducenza, l’irrilevanza, etc., di fatti accertati in una relazione redatta in assenza di effettivo contraddittorio, la cui rilevanza costituzionale è di immediata apprensione? Applicando il percorso a casi di prossima intelligibilità, sarebbe come ammettere che nel processo penale l'imputato non possa difendersi sulla veridicità dei fatti contestati, ma solo sulla valutazione se da essi derivi o no la commissione del reato, e quindi l’applicazione della pena. Come dire: Tizio è accusato di avere ucciso Caio; Tizio non può provare di non averlo ucciso, perchè si tratta solo di stabilire se l’omicidio costituisce reato, e in caso affermativo, comminare la pena”.
“Tale quadro - concludono i difensori di Arena - dovrebbe indurre anche i più agguerriti oppositori ad atteggiamenti di civile prudenza. Si è in presenza di un professionista sicuramente nè organico, nè associato, nè contiguo, nè colluso con ambienti malavitosi, che, in una determinata fase della sua vita, ha deciso di servire la sua Città, con la conclamata serietà, competenza e professionalità, pur consapevole dei rischi sul piano personale che si sono ormai ampiamente disvelati. E’ ingiusto, ed appartiene ad una logica perversa, che oggi si pretenda di presentargli un conto, ma vi è certezza che la Giustizia prevarrà su tutto”.

REGGIO CALABRIA - I legali dell'assessore regionale Demetrio Arena passano al contrattacco. Dopo la sentenza che ha sancito il divieto di candidarsi per l'ex sindaco di Reggio Calabria e altri sei esponenti politici reggini coinvolti nello scioglimento dell'amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose (LEGGI L'ARTICOLO SULLA SENTENZA), gli avvocati Rosario Infantino e Roberto Capria contestano l'approccio del tribunale reggino, affermando che è stato un errore che i giudici abbiano ritenuto, com'è scritto nel provvedimento, di avere il compito «di valutare solamente se le condotte già considerate ai fini dello scioglimento del Consiglio comunale siano efficienti a determinare la declaratoria di incandidabilità per l’uno o per l'altro degli amministratorì e che non è possibile, data la natura e i limiti del giudizio, alcun accertamento volto a confutare la veridicità delle suddette condotte e/o a ridimensionarne la portata».

«SENZA UN PROCESSO» - Secondo gli avvocati in questo modo Arena è stato «dichiarato incandidabile senza un processo». Tale quadro - concludono i difensori di Arena - «dovrebbe indurre anche i più agguerriti oppositori ad atteggiamenti di civile prudenza. Si è in presenza di un professionista sicuramente nè organico, nè associato, nè contiguo, nè colluso con ambienti malavitosi, che, in una determinata fase della sua vita, ha deciso di servire la sua città, con la conclamata serietà, competenza e professionalità, pur consapevole dei rischi sul piano personale che si sono ormai ampiamente disvelati. E’ ingiusto, ed appartiene ad una logica perversa, che oggi si pretenda di presentargli un conto, ma vi è certezza che la Giustizia prevarrà su tutto».

RICHIESTE DI DIMISSIONI - All'indomani della decisione del tribunale, il mondo politico calabrese si è scosso. Da parte del gruppo regionale Pd è arrivata la richiesta a Scopelliti di estromettere Arena dalla giunta regionale. Sulla stessa linea la Cgil che ha chiesto a Scopelliti «uno scatto di orgoglio e dignità istituzionale che non può essere offuscata con la permanenza in Giunta di un amministratore che, pur in primo grado, è stato dichiarato incandidabile».

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