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«Mi chiami onorevole»: Intrieri nella bufera
E lei s'infuria: «Si banalizza problema serio»

Calabria

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Crotone, 11 set. - (Adnkronos) - “Si è voluto banalizzare la questione ma sotto c'è una situazione molto seria, ovvero la difficoltà di interlocuzione tra chi rappresenta il Garante per l'Infanzia e la Prefettura di Crotone”. Così Marilina Intrieri interviene, parlando all’Adnkronos, sulla polemica con la prefettura di Crotone legata a una documentazione in cui non era stata chiamata con il titolo di 'onorevolè (pur non essendo più parlamentare). Titolo poi sollecitato in una lettera formale indirizzata alla prefettura di Crotone. 
“Si trattava -spiega- di una lettera di replica alla risposta del viceprefetto Micucci rispetto a un’autorizzazione chiesta per fare visitare donne in gravidanza e bambini ai medici che io avrei portato al Cara Sant'Anna di Crotone”. Le accuse del Garante per l’Infanzia della regione Calabria sono chiare e gravi. “C'è una difficile collaborazione - dice - da parte della prefettura tendente a non facilitare, anzi a ostacolare, l’attività di una pubblica autorità di garanzia che lavora nell’interesse della collettività minorile nella regione Calabria”. Marilina Intrieri ha già segnalato carenze nella gestione dei minori stranieri che approdano in Calabria e chiesto audizione alla commissione straordinaria dei diritti umani al Senato e inviato documenti alla Prefettura, al Ministero dell’Interno, alla Procura di Crotone e alla Procura dei minori a Catanzaro. 
“In ogni caso non capisco -conclude- come sia possibile che una lettera interna mandata da me al viceprefetto sia stata data alla stampa. Cui prodest? Evidentemente c'è un tentativo di delegittimare l'azione del Garante. Due giorni fa, il viceprefetto ancora ha tentato di evitare l’accesso per la visita ai bambini che non sono stati ancora vaccinati, sebbene siano in età di vaccinazione. Ma io non arretro nella mia azione”. 

CROTONE - «Si è voluto banalizzare la questione ma sotto c'è una situazione molto seria, ovvero la difficoltà di interlocuzione tra chi rappresenta il Garante per l'Infanzia e la Prefettura di Crotone». Così Marilina Intrieri interviene, parlando all’Adnkronos, replica alla polemica su uno scambio di lettere con la prefettura di Crotone. 

 

L'ex deputata ha rispedito al mittente una documentazione in cui non era stata chiamata con il titolo di "onorevole" che le spetterebbe visti i suoi trascorsi parlamentari. Titolo poi sollecitato in una lettera formale indirizzata alla prefettura di Crotone. Lei ora prova a ridimensionare la viceda: «C'è una difficile collaborazione - dice - da parte della prefettura tendente a non facilitare, anzi a ostacolare, l’attività di una pubblica autorità di garanzia che lavora nell’interesse della collettività minorile nella regione Calabria». 

E afferma che tutto è nato da «una lettera di replica alla risposta del viceprefetto Micucci rispetto a un’autorizzazione chiesta per fare visitare donne in gravidanza e bambini ai medici che io avrei portato al Cara Sant'Anna di Crotone». Non spiega perché abbia ritenuto di inviare una comunicazione anche per puntualizzare il suo titolo. Ma chiede: «Non capisco come sia possibile che una lettera interna mandata da me al viceprefetto sia stata data alla stampa. Cui prodest? Evidentemente c'è un tentativo di delegittimare l'azione del Garante. Due giorni fa, il viceprefetto ancora ha tentato di evitare l’accesso per la visita ai bambini che non sono stati ancora vaccinati, sebbene siano in età di vaccinazione. Ma io non arretro nella mia azione». 

Intanto però, il centrodestra la scarica. In un documento congiunto sottoscritta dai capigruppo di maggioranza alla Regione Gianpaolo Chiappetta (Pdl), Alfonsino Grillo (Scopelliti Presidente), Ottavio Gaetano Bruni (Udc) e Giulio Serra (Insieme per la Calabria): «La vicenda che ha visto protagonista il Garante regionale per l’infanzia non può essere qualificata come un semplice episodio, nè tantomeno può passare l'idea che venga ritardata l’ispezione al centro di accoglienza e richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto solo perchè l'appellativo usato in documenti, peraltro provenienti dalla Prefettura, non era quello di onorevole».

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