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Bufera Pdl, Scopelliti vola a Roma per un vertice
I calabresi si compattano schierati tra le colombe

Calabria

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LA Calabria si è svegliata colomba nel duello all’ultimo aggettivo che è esploso all’interno dell’universo berlusconiano. Il presidente Scopelliti, colomba come Alfano - anche se in Calabria gli avversati del centrosinistra dicono che sia un falco - ha annullato tutti gli impegni ed è volato a Roma dove si stanno consumando ore cruciali per tentare di resuscitare il morto oppure clonarlo, intendendo il governo Letta. 

Sono scesi in campo i mediatori che cercano di rammendare lo strappo perché la cucitura è impossibile viste le distanze che al momento ci sono tra falchi e colombi. La Calabria azzurra pare sia tutta schierata dalla parte dei piccioni. Intorno al governatore ci sono un po’ tutti, anzi tutti. E, paradossalmente, la fronda reggina di Foti e Raffa, che vicina è a Cicchitto, si colloca nel versante dei moderati. Nel corso di un vertice romano alla presenza di tutti i parlamentari calabresi del Pdl e del governatore Scopelliti, è stato formalizzato «l’auspicio di un ricompattamento del partito attorno al suo leader Silvio Berlusconi». Tutti gli intervenuti, riferisce una nota, hanno ritenuto «fondamentale l’unità della nuova Forza Italia» e tutti i presenti hanno «assunto l’impegno che, qualsiasi decisione dovrà essere presa, la delegazione parlamentare farà scelte unitarie».

In questa filiera si colloca anche il sottosegretario Jole Santelli che in un’intervista a La Stampa di Torino ha detto: «Le dimissioni sono un atto politico, con un Letta bis decade tutto il governo, di conseguenza anche i sottosegretari». Aggiungendo: «In caso di rimpasto vedrò il da farsi, mi dimetterò». La parlamentare calabrese ha spiegato meglio la sua posizione affermando: «Berlusconi, la persona prima ancora che il presidente, viene prima di tutto, ma basta estremismi. Le parole di Angelino Alfano racchiudono con evidenza plastica il pensiero di tanti di noi. Tanti che crediamo in Berlusconi, che abbiamo combattuto con lui per la democrazia e per una nuova Italia, che vogliamo combattere per lui per la libertà sua, nostra e degli italiani e per una giustizia degna di questo nome». Chiude rilanciando: «Vogliamo il partito che abbiamo sempre avuto, disintossicato dai veleni degli ultimi mesi, libero da tentativi di scalate interne e concentrato sul bene dell’Italia». Insomma, in questa giostra il Sud e la Calabria si stanno dimostrando poco inclini a fare i guerrafondai.

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