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L'ira della Sorical sui Comuni: troppi debiti
Così scatta la riduzione idrica per 13 realtà

Calabria

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CATANZARO - Per anni i Comuni hanno incassato i soldi delle bollette dell'acqua pagate dai cittadini. Hanno chiesto servizi sempre più efficienti. Hanno saltato l'ipotesi di verificare consumi eccessivi, che troppo spesso facevano sforare i costi. Moltiplicando, in questo modo, i debiti nei confronti della Sorical, la società che gestisce il servizio idrico in Calabria. Un “gioco a perdere”, però, perché prima o poi i nodi arrivano al pettine. Ed è quello che accade ora per alcuni comuni calabresi. Cinque quelli ufficiali, probabilmente 13 complessivamente. La Sorical, infatti, ha deciso di tornare alla carica. Strapiena di debiti e ormai in liquidazione, vuole i soldi che ha fatturato fino ad oggi. Pena, secondo un calendario prestabilito, la riduzione del servizio idrico. O meglio, per evitare un problema di interruzione di pubblico servizio, perseguito dalla legge, “io ti mando solo il quantitativo di acqua che devo fornirti per legge”. Un calcolo semplice, “tot litri per tot abitanti”. Nulla di più. E questo, con le reti vetuste, gli allacci abusivi e quant'altro, vuol dire giusto un filo d'acqua dai rubinetti. Gli avvisi sono stati resi noti in queste ore dalla stessa Sorical. 

Così i primi comuni a vedersi ridotta la portata idrica saranno Rende e Locri. Poi toccherà a San Lucido, Grisolia (in provincia di Cosenza) e Cropani (nel catanzarese). Ma a questi primi comuni se ne potrebbero aggiungere, a breve, anche altri. Si tratta di Mangone, Dipignano, Chiaravalle, San Giovanni in Fiore, Pallagorio, Colosimi, Palmi e Motta San Giovanni. Negli avvisi firmati Sorical le accuse sono dirette e richiamano la “gravissima morosità” che, secondo l'azienda, “mina la stabilità del servizio e dunque – è scritto – legittima la società alla sospensione della propria prestazione di fornitura, salvo limitarsi, per unilaterale disponibilità, alla semplice riduzione”. In poche parole, Sorical sa bene che esiste un problema di interruzione di pubblico servizio, ma sa altrettanto bene, e lo mette per iscritto, che sono state trasmesse diverse diffide agli enti, fino a chiedere il “pagamento di un importo che rappresenta la soglia minima indispensabile alla Scrivente per la copertura finanziaria dei costi necessari a garantire la continuità del servizio erogato, pur senza rinunciare al maggior credito dovuto”. 
Da qui il calendario della riduzione del servizio. Per quanto riguarda il Comune di Rende la riduzione è partita dallo scorso 7 ottobre e andrà avanti fino a quando “non saranno effettuati i pagamenti minimi richiesti”. Fino ad allora, la Sorical evidenzia che la portata sarà ridotta “ad una complessiva misura sicuramente sufficiente a soddisfare il fabbisogno idrico della popolazione residente, nonché dei servizi collettivi presenti nel territorio comunale, in quanto così determinata per discrezionale autolimitazione, attestandosi detti volumi ai valori riportati dalla normativa e dagli studi di settore”. Tempi diversi per Locri, dove il Comune ha tempo per pagare entro il 18 ottobre, quindi dal 21 ottobre scatterà la riduzione. Per i Comuni di San Lucido, Grisolia e Cropani, la riduzione del servizio idrico scatterà dal prossimo 14 ottobre. 
In passato la Sorical aveva già provato a “minacciare” i comuni con la riduzione del servizio, e in alcuni casi aveva anche attuato questa formula. Ma era scattato subito l'intervento delle Prefetture, con appositi tavoli di mediazione, che avevano riportato tutto nella normalità, ma solo dopo la firma di appositi piani di rientro che i Comuni si erano impegnati a pagare. Una sorta di rateizzazione del debito che, però, secondo quanto sostenuto dalla società, non solo non sarebbe stato rispettato, ma sarebbe stato aggravato dal peso di ulteriori debiti per i mancati pagamenti delle nuove forniture. Nello scontro tra Sorical e Comuni restano in mezzo i cittadini che, dai prossimi giorni, potrebbero aprire i rubinetti e scoprire che per loro è disponibile solo un “filo” d'acqua. Il resto lo ha divorato quel modus operandi che ha spinto, per anni, i Comuni a incassare dai cittadini senza pagare le forniture e senza verificare la propria rete idrica e gli abusivismi.

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