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A rischio i fondi per i lavoratori precari
Finanziamenti scelti da Regione sono già impegnati

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Quel capitolo qua devi metterlo là! Ma è un rischio. Quando la coperta è corta, i soldi mancano e a Roma i rubinetti sono chiusi, chi amministra, in Calabria come in altre regioni, deve rincorrere le emergenze ed è costretto a fare di necessità virtù e, parafrasando una canzone di Francesco Salvi, depotenziare una posta di bilancio per rimpinguarne un’altra. Questo è quello che è stata costretta a fare anche la giunta regionale, guidata dal governatore Giuseppe Scopelliti, per mettere una pezza alla delicata ed esplosiva vertenza dei Lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità calabresi. Provocando nell’ambiente dei servizi sociali regionali non poche preoccupazioni. 

Il rischio che questi lavoratori restino scoperti, però, si fa di giorno in giorno più pressante. Pare, infatti, che il dirigente del dipartimento regionale Bilancio non abbia potuto impegnare le somme previste nell'assestamento di bilancio perchè le stesse sarebbero già impegnate dal dipartimento Lavoro per il pagamento di diversi creditori e che i decreti sarebbero già pronti a partire. La situazione, quindi, potrebbe complicarsi e il voto di Palazzo Campanella potrebbe essere vanificato. La variazione al bilancio per l’esercizio 2013, votata quasi unanimemente dal consiglio regionale nel giorno in cui migliaia di precari tenevano sotto pressione gli inquilini di Palazzo Campanella, non fa altro che spostare impegni di bilancio. A ballare sono sette milioni e trecento mila euro. Fondi che, attraverso altre operazioni contabili sullo strumento economico regionale, erano stati destinati alla copertura finanziaria della legge regionale che prevedeva interventi di inclusione sociale, di integrazione socio sanitaria e di contrasto alla povertà “per gli agglomerati urbani a maggiore concentrazione di popolazione” (la numero 19 del 2 maggio 2013) e quella (approvata il 5 dicembre del 2003, in attuazione della legge nazionale numero 328 del 2000) che prevedeva norme per la realizzazione di un sistema integrato di servizi sociali nella Regione Calabria. 
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