Salta al contenuto principale

Quote rosa? La Calabria non è una regione per donne
Brave e testarde, ma pochissime ai posti di comando

Calabria

Tempo di lettura: 
1 minuto 51 secondi

SONO brave e testarde, ma non basta. Per le donne in Calabria sono pochissimi i posti di comando. Non appena a diversi uomini politici calabresi parli di “pari opportunità” sbuffano; e c’entra poco la destra o la sinistra. Le donne in politica e nelle istituzioni in Calabria, sono sempre poche. La battaglia per l’introduzione della parità di genere nella legge elettorale va avanti da anni, le pari opportunità sono un argomento di cui tutti amano riempirsi la bocca, ma in realtà  pochi ci credono. 

Su 409 sindaci, le donne sono una ventina, siamo al 5%. Alla guida delle Province, l'unica eccezione è Wanda Ferro a Catanzaro. In Consiglio regionale la percentuale è del 4% ma l'ingresso della reggina Tilde Minasi e della catanzarese Gabriella Albano - la prima avvocato e la seconda medico - è dovuto solo alla circostanza per la quale alcuni colleghi uomini sono stati eletti in parlamento o peggio sono finiti in galera. Nel 2010 l'assemblea era composta da soli uomini e Giuseppe Scopelliti ha voluto una donna alla vicepresidenza, scegliendo Antonella Stasi, imprenditrice del settore sanitario di Crotone. Prima di lei, nell'ultimo decennio, il ruolo più alto alla Regione era stato assunto da Doris Lo Moro, forte delle 10 mila preferenze ottenute nel collegio di Catanzaro alle regionali del 2005. A lei Loiero aveva affidato la sanità, salvo poi ripensarci dopo due anni. E nei livelli amministrativi regionali, ci sono solo 2 direttori generali di dipartimento donna e altre 2 sono alla guida delle otto aziende sanitarie e ospedaliere.

Un'inchiesta del Quotidiano - condotta da Adriano Mollo, Isabella Marchiolo, Laura Cimino e Angelo De Luca - svela storie e risvolti del rapporto tra donne e potere in Calabria. Dall'ex coordinatrice del Pdl cosentino, Simona Loizzo, alla presidente della Provincia di Catanzaro. Ma anche la giovane vibonese, laureata in Ingegneria Gestionale, che è dovuta partire lavorando come gommista. E Maria Carla Luini, catanzarese arrivata al colosso Procter&Gamble, svela: «Servono capu tosta e passione». Ma, aggiunge, «al Sud una donna fa fatica a fare carriera».

TRE PAGINE D'INCHIESTA, CON INTERVISTE E DATI, SULL'EDIZIONE CARTACEA DEL QUOTIDIANO ACQUISTABILE IN EDICOLA O CONSULTABILE CLICCANDO QUI

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?