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La web tax di Stefania Covello resiste a Renzi
Sì a tracciabilità voluta da deputata cosentina

Calabria

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L'HANNO chiamata "web tax" e nella prima versione ha fatto infuriare Renzi. Ma anche nella formula ritoccata secondo l'indicazione del neo segretario Pd, resiste una norma proposta dalla deputata calabrese Stefania Covello, che proprio tra i banchi dei democratici siede in Parlamento. La figlia d'arte, erede dell'ex senatore democristiano Franco, era stata la promotrice dell'obbligo della tracciabilità per le transazioni legate alla compravendita di servizi di pubblicità online e “servizi ad essa ausiliari”.

In pratica, l'idea di Stefania Covello è di imporre che le operazioni di pagamento avvengano solo mediante bonifico bancario o postale. Una norma che si associa a una seconda che prevede l’obbligo di acquistare spazi pubblicitari online e link sponsorizzati da soggetti dotati di partita Iva. Messe insieme, le due disposizioni hanno l'obiettivo di limitare il margine di manovra di colossi come Google e Yahoo che ottengono ricavi dall'Italia ma avendo sede in altre nazioni non hanno l'obbligo di pagare imposte al fisco italiano. 

La polemica che ha spaccato il Pd, alimentata proprio da Renzi, è stata focalizzata su un comma specifico, eliminato dalla stesura definitiva. Si tratta della parte nella quale si estende l'obbligo della partita Iva - e quindi della registrazione fiscale in Italia - anche per chi vuole presentarsi come venditore nelle operazioni di e-commerce. Di fatto, l'obiettivo era che un altro colosso come Amazon avrebbe dovuto rispondere al fisco italiano per i prodotti venduti sul territorio nazionale. L'effetto collaterale, però, è un contraccolpo su tutta la compravendita online, anche quella legatea piccole transazioni.
Da parte di Renzi, ma anche da altri fronti parlamentari, dai M5S a Forza Italia, si è levato un dissenso. E il leader Pd ha invitato a porre la questione a livello europeo durante il semestre di presidenza italiano che è alle porte. D'altra parte, il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia anche lui del Pd, fa notare che «le nostre aziende che operano online e che pagano regolarmente le tasse al fisco italiano si trovano di fronte soggetti, in molti casi molto robusti, cui è consentito fare profitti non tassati».Alla fine il ritocco ha salvato la parte relativa agli investimenti pubblicitari e la tracciabilità chiesta da Stefania Covello. E ora l'intera norma, che fa parte della legge di Stabilità, potrebbe essere blindata, se il Governo decidesse di porre il voto di fiducia.

 

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