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Ombre politiche sul trasferimento del prefetto
Da Reggio ad occuparsi di persone scomparse

Calabria

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REGGIO CALABRIA - L’Ufficio del Governo di Reggio da tempo è una sede prestigiosa che offre l’opportunità a chi la guida di fare il grande salto. Luigi Varratta, per esempio, è diventato prefetto di Firenze. Sorte diversa è toccata al suo successore Vittorio Piscitelli. Martedì scorso il Consiglio dei ministri, su proposta del vertice del Viminale Angelino Alfano, nell'ambito di un corposo movimento di Prefetti, ha collocato Piscitelli, «in funzione di fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri ai fini del conferimento dell'incarico di Commissario straordinario del governo per la gestione del fenomeno delle persone scomparse». Al suo posto arriva da Taranto, con un curriculum di tutto rispetto, il siciliano Claudio Sammartino. 

Sembrerebbe un normale avvicendamento, come se ne sono visti tanti in riva allo Stretto ma questa volta aleggiano sospetti su collocamento di natura politica di Piscitelli. Il prefetto è stato tra i principali attori dello scioglimento del comune di Reggio per contiguità mafiosa, la prima città capoluogo a subire l’onta di un marchio indelebile. Ma oggi ciò che fa scalpore non è certo il suo trasferimento, visto che secondo voci di corridoio, da tempo Piscitelli avrebbe espresso la volontà di andare via dalla città dello Stretto con direzione Roma, ma piuttosto la sua collocazione. Di certo non è stato mai amato dagli ambienti politici del centrodestra. E una poltrona di prestigio sarebbe stata difficile da agguantare con Angelino Alfano alla guida del dicastero, con cui l’ex sindaco reggino e attuale governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, ha siglato oggi un patto di ferro con la costituzione del Nuovo Centro Destra. Questa è la somma che fa il totale. Scioglimento-trasferimento: ovvero niente poltrone di alto livello per Piscitelli. Questa è la correlazione logica che ormai serpeggia in tutti gli ambienti della vita pubblica e politica. 
Forse solo malelingue. Ma i fatti dicono che Piscitelli che è un uomo con l’alto senso delle istituzioni, mediatore eccellenze nelle vertenze più spinose a cui ha dovuto far fronte, probabilmente meritava di più dell’essere relegato alla conduzione di “Chi l’ha visto?” in formato istituzionale. L’unica macchia, se tale si vuole considerare, è stato lo scioglimento per mafia della città metropolitana. E forse è stata quella che non gli ha consentito di fare il grande salto. La logica dice questo ma non è una scienza esatta come la matematica. Adesso la triade commissariale guidata da Gaetano Chiusolo ha chiesto al Ministero una proroga di sei mesi. Tutti gli schieramenti avranno il tempo di riorganizzarsi.

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