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Province, commissariamenti per Crotone e Cosenza
Reggio deve attendere per la città metropolitana

Calabria

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CATANZARO - E' considerata una rivoluzione. Una riforma che cambia la pelle, ma anche la sostanza, degli enti locali. Passaggi che vanno avanti dal 2012 e che si completano, al momento, con i nuovi provvedimenti che compongono il ddl sul riordino di Città metropolitane, Province, unioni e fusioni di Comuni approvato alla Camera. 
Con questa riforma cambia, ovviamente, molto anche in Calabria. Anche nella nostra regione, infatti, per la prima volta non ci saranno le elezioni provinciali e, in attesa del disegno costituzionale di abolizione, le Province verranno commissariate. 
Così, dopo il commissariamento di Catanzaro, con l'ente intermedio guidato da Wanda Ferro senza Consiglio e Giunta, con il nuovo anno toccherà anche alle Province di Cosenza e Crotone che saranno guidate da un commissario senza dovere accedere a tornate elettorali che sono in scadenza a primavera.
Cambia molto anche con l'introduzione delle città metropolitane. Nascono subito nove realtà che saranno a titolo gratuito da sindaci eletti, votati dai cittadini. La decima è Reggio Calabria, ma la "promozione" arriverà solo dal 2016 e se il capoluogo sarà risanato. Un intoppo non di poco conto, vista la pessima situazione di cassa che si registra nella città dello Stretto. Solo allora si potrà concludere il quadro avviato con le città metropolitane di Roma Capitale, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli. 
Contro il provvedimento di riordino delle Province si schiera Forza Italia, nel corso di un convegno tenuto a Reggio Calabria, durante il quale è intervenuto il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta. 
"Forza Italia - è scritto in una nota - dice no all’ennesima legge - truffa che di fatto ha il solo obiettivo di favorire la sinistra. E il 28 maggio sarà election day anche per le Politiche.“Questa nuova legge – ha dichiarato dallo stesso Brunetta – non abolisce le province, ma crea enti di secondo livello: di fatto ‘trasforma’ le province in ‘enti di area vasta’, li sottrae alla rappresentanza democratica, escludendo ogni tipo di elezione diretta, con l’obiettivo di rendere le nuove province e le nuove città metropolitane assemblee monocolore di sinistra”.

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