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Troppi tagli per giustizia e sanità, dal cosentino
i comuni chiedono di passare con la Basilicata

Calabria

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di MATTEO CAVA PRAIA A MARE (CS) – Sono ufficialmente due i comuni dell'alto Tirreno cosentino pronti a salutare la Calabria per passare con la Basilicata. Potrebbe unirsi anche Aieta e qualche altro “scontento” della politica dell'abbandono che da tempo si porta avanti dalla stanza dei bottoni regionale. E' una corsa al massacro sempre più condizionata dall'utilizzo, da parte dei cittadini di questa area, di strutture lucane anziché calabresi. Se tale stillicidio deve esserci ogni giorno, tanto vale diventare lucani in un periodo in cui il territorio di “appartenenza” ha più valore sulla qualità della vita, che affettivo. 

Da quanto si è appreso il movimento del Passaggio a Nord Ovest che sta spingendo per il “cambio di residenza” del territorio dell'alto Tirreno cosentino, fa riferimento all'europarlamentare Gianni Pittella che ben conosce queste zone. A Praia a Mare sarebbero già almeno mille i cittadini pronti a firmare il “trasferimento” e c'è chi sostiene che nel giro di qualche mese l'operazione sarebbe fattibile. In sintesi, i punti negativi: la sanità, prima di tutto, la viabilità, i trasporti, l'innovazione. Dall'altra parte, per la Basilicata ci sarebbe il grande vantaggio di allungare lo sbocco a mare sul Tirreno che, attualmente, si limita ai soli venti chilometri circa di Maratea. Con Tortora e Praia a Mare la Basilicata potrebbe contare su un più vasto litorale su cui puntare la crescita del turismo balneare. C'è poi chi, come il sindaco di Praia a Mare, Antonio Praticò, già nel 1980 aveva aderito alla “Provincia di Lagonegro”, un progetto rimasto sulla carta, spesso ripreso, anche come spauracchio, usato dai locali, scontenti delle politiche della Regione Calabria che pare aver dimenticato il territorio. 
«La Regione – spara a zero il sindaco di Praia a Mare, Antonio Praticò – è latitante sul Tirreno cosentino. Basti pensare alla struttura ospedaliera cancellata con il risultato che la sanità è totalmente inesistente. L'ammalato dei nostri territori non ha diritto a curarsi, ma solo a morire, in modo tale da non “pesare” sul Bilancio della Calabria». Non è solo la sanità a far scattare la molla. A Tortora, per esempio è stata cancellata la caserma del Corpo forestale. E se si va ancora più a sud, a Scalea, ricorda Praticò: «Nessuno ha mosso un dito per evitare la chiusura del Tribunale, del Giudice di pace, così anche a Belvedere. Non ci sentiamo tutelati». 
E nei trasporti? Basti pensare all'aviosuperficie di Scalea, voluta anche dai centri del lagonegrese. Una struttura costata ventiquattro miliardi delle vecchie lire, realizzata e mai più considerata, tranne che per passerelle elettorali. Le tratte ferroviarie cancellate, la strada statale unica, pesante e ingolfata via di comunicazione. «La Regione per rientrare dai debiti cancella l'alto Tirreno cosentino, soprattutto nel settore del turismo, per salvaguardare altre zone più appetibili in chiave elettorale. Il passaggio con la Basilicata – afferma il sindaco di Praia a Mare – non è un salto nel buio. Solo con i lucani possiamo riacquistare tutto ciò che negli anni ci hanno tolto».

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