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Pd, i democratici calabresi si spaccano a Roma
In direzione nazionale solo 3 su 7 sono con Renzi

Calabria

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CATANZARO - I calabresi della direzione nazionale del Pd hanno seguito il trend nazionale dei renziani e degli anti-renziani, confermando le posizioni che al momento sono cristallizzate. Durante il voto della direzione che ha approvato la relazione del segretario si sono astenuti con il linguaggio politichese della contrarietà: Alfredo D’Attorre (che non è calabrese ma è stato eletto a Catanzaro), Nico Stumpo (che vive a Roma ma è di Cotronei), Enza Bruno Bossio e Maria Carmela Lanzetta. I primi tre sono bersanian-cuperliani, mentre la quarta è una civatiana. La relazione di Matteo Renzi è stata invece votata da Sandro Principe, Ernesto Magorno e Marco Minniti. Il primi due fedelissimi del sindaco di Firenze, il terzo vicino a Walter Veltroni. Della direzione del partito non fa più parte Rosy Bindi, ex presidente del partito, eletta a Reggio Calabria. C’è da aggiungere che, come è accaduto a Roma, una parte degli ex cuperliani si è staccata dagli ex bersaniani acquistando autonomia. E’ il caso di Franco Marini, e dei “giovani turchi” Matteo Orfini e Andrea Orlando. La qualcosa si è anche riversata in Calabria ed avrà riflessi nel congresso regionale del prossimo febbraio. 

Nel frattempo, arriva il primo scossne nel partito con le dimissioni da presidente di Gianni Cuperlo. Lo ha annunciato lui stesso durante la riunione della minoranza, in corso alla Camera, leggendo la lettera pubblicata anche sulla sua pagina Facebook, che motiva la sua decisione. Nel testo della missiva Cuperlo ammette di essersi dimesso perché «allarmato dalla concenzione che il segretario ha del partito». E di averlo fatto non per «rancore, ma per essere libero».

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