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Corte costituzionale boccia la Regione Calabria
«Taglio consiglieri troppo basso, scendere a 30»

Calabria

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LA delibera della Regione Calabria che stabilisce la riduzione da 50 a 40 dei consiglieri regionali e la composizione della giunta non superiore a otto componenti è incostituzionale, perchè sulla base delle disposizioni statali tarate sulle rilevazioni Istat sulla popolazione, i consiglieri della Calabria non possono essere superiori a 30 e gli assessori superiori a sei. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza numero 35 depositata oggi, di cui è relatore il giudice Sabino Cassese.

GLI ARTICOLI FINITI NEL MIRINO - La Consulta ha dichiarato illegittimi gli articoli 1 e 2 della delibera legislativa approvata in prima lettura dal Consiglio regionale con deliberazione numero 230 del 9 ottobre 2012 e in seconda lettura con deliberazione numero 279 del 18 marzo 2013. Il provvedimento era stato impugnato dal Consiglio dei ministri con ricorso notificato nell’aprile 2013, alla luce dei nuovi parametri fissati dal governo Monti.

I piani alti di Palazzo Campanella, anche con l’aiuto di costituzionalisti, stanno studiano il problema già da tempo. Ai giudici della Corte Costituzionale hanno fatto avere una memoria difensiva approfondita nella quale, in particolare, è stato messo in evidenza come la Regione Calabria sugli otto punti previsti dalla norma nazionale non ne rispetta solo uno, quello riferito alla popolazione censita, a fronte di altre amministrazioni regionali che si fermano a cinque.
In ballo c’è il taglio di venti posti da consigliere regionale dentro l’aula di Palazzo Campanella. Una cosa che provoca qualche fibrillazione all’interno del palazzo e fra i consiglieri regionali in particolare, alcuni dei quali sono coscienti che la riduzione degli spazi in consiglio equivale ad una loro quasi certa esclusione dal novero dei rappresentanti all’interno della massima assise regionale.
Di certo si dovrà procedere alla riformulazione dei collegi elettorali e, nella proposta della nuova legge elettorale, si dovrà prevedere la formazione di tre maxi collegi provinciali: Reggio Calabria-Vibo Valentia; Catanzaro-Crotone e Cosenza. Circola anche la voce di possibili liste bloccate. 
Pare, almeno in questo momento, aver perso terreno l’ipotesi di creare un collegio unico su tutto il territorio calabria. Il rischio sarebbe quello di dare un colpo secco alla rappresentanza dei centri più piccoli in favore dei centri più popolosi del territorio calabrese. 
Un altro capitolo importante, poi, sarà quello della rappresentanza di genere. 
La proposta per inserire la doppia preferenza giace in prima commissione e il rischio di un “boicottaggio” potrebbe essere dietro l’angolo. Di questo tema se ne è occupata anche la conferenza dei presidenti dei consigli regionali solo pochi giorni addietro. 
L’assemblea, come si legge nel comunicato stampa diffuso, “si impegna a sensibilizzare le Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome al fine di introdurre nelle normative regionali principi e provvedimenti tali da favorire la piena rappresentanza di genere, tenuto conto dei diversi sistemi istituzionali esistenti”.

IL SECONDO INTERVENTO SULLO STATUTO - Nel frattempo, però, i piani alti di Palazzo Campanella, anche con l’aiuto di costituzionalisti, avevano studiato il problema. E una seconda legge di riforma dello statuto, che prevede il passaggio a 30 consiglieri regionali e 6 assessori era già stata approvata dall'assise in prima lettura. E' necessario però mettere mano a una riforma complessiva dello statuto che prenda in considerazione anche la ripartizione dei posti in commissione. 

LE IPOTESI PER LA LEGGE ELETTORALE - Un altro fronte di riforma è quello collegato alla legge elettorale. Si dovrà procedere alla riformulazione dei collegi elettorali e, nella proposta della nuova legge elettorale, si dovrà prevedere la formazione di tre maxi collegi provinciali: Reggio Calabria-Vibo Valentia; Catanzaro-Crotone e Cosenza. Circola anche la voce di possibili liste bloccate. Pare, almeno in questo momento, aver perso terreno l’ipotesi di creare un collegio unico su tutto il territorio calabrese. Il rischio sarebbe quello di dare un colpo secco alla rappresentanza dei centri più piccoli in favore dei centri più popolosi del territorio calabrese. C'è, poi, il capitolo della rappresentanza di genere: la proposta per inserire la doppia preferenza giace in prima commissione e il rischio di un “boicottaggio” potrebbe essere dietro l’angolo.

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