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Il giudice congela i beni di Antonio Rappoccio
per l'inchiesta sui rimborsi in Consiglio regionale

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Il tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro preventivo dei beni di due consiglieri regionali coinvolti nello scandalo dei rimborsi spese a palazzo Campanella. Si tratta dell'ex consigliere Antonio Rappoccio, che rischia di finire sotto processo, insieme all'attuale capogruppo di "Insieme per la Calabria", Giulio Serra, con l'accusa di peculato, in relazione alla gestione dei fondi messi a disposizione del gruppo politico dalla Regione. La procura ha chiesto infatti il rinvio a giudizio, sul quale sarà presa una decisione nei prossimi giorni. Intanto, però, il giudice per le indagini preliminari ha fatto sigillare beni per un totale di 67.800 euro. Si tratta dell'ammontare complessivo dei rimborsi incassati tra il 2010 e il 2012.

Rappoccio, dimessosi dopo essere stato sospeso e poi reintegrato in seguito all'arresto del 28 agosto 2012 per un’altra inchiesta per associazione a delinquere, corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato, nella nuova richiesta di rinvio a giudizio è imputato anche per truffa per avere presentato ricevute per versamenti in favore di un’associazione culturale che, secondo le indagini, non avrebbe mai fatto e per avere ottenuto, grazie a delle fotocopie, di un doppio rimborso, dalla Regione e dal gruppo, per le stesse spese. 

A Serra, invece, viene contestato di avere emesso assegni in favore di Rappoccio per un importo complessivo di oltre 44mila euro, sempre tra il 2010 ed il 2012, dietro semplice richiesta dell’ex consigliere senza accertarsi della legittimità della spesa. Tra le spese rimborsate a Rappoccio anche 23.300 euro, nel 2010, a fronte di sei fatture per pranzi e cene che, per l'accusa, non avevano niente a che fare con fini istituzionali; 28 mila euro nel 2011 a fronte solo in parte giustificate da fatture e ricevute, ritenute false dagli inquirenti. Sulla gestione dei fondi a disposizione dei gruppi al Consiglio regionale della Calabria è aperta anche un’inchiesta della Procura della Repubblica che è ancora in corso. 

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