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Processo a Scopelliti, no a deposito nuovi atti
Giudici in camera di consiglio, sentenza in serata

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Sarà pronunciata in serata la sentenza per il processo che vede imputato, oltre a tre revisori dei conti, il governatore Giuseppe Scopelliti nell'ambito dell'inchiesta sul bilancio del Comune di Reggio Calabria. L'avvocato Nico D'Ascola ha, infatti, concluso la sua arringa difensiva e il pm Sara Ombra ha deciso di non replicare.

Il giorno del giudizio per Giuseppe Scopelliti era iniziato con un rinvio. Le difese del governatore della Calabria e quelle dei tre revisori dei conti del Comune di Reggio Calabria avevano, infatti, presentato nuove memorie difensive, in particolare l'avvocato Labate aveva richiesto la riapertura della fase dibattimentale finalizzata a riascoltare la testimonianza di Demetrio Naccari. Alle richieste dei legali difensori si è opposto il pm Sara Ombra. Il presidente Olga Tarzia ha fermato l'udienza per assumere una decisione sulle richieste ricevute. Dopo una camera di consiglio, il tribunale ha rigettato la richiesta di acquisizione di nuovi atti nel processo a carico dell’ex sindaco di Reggio Calabria, mentre ha accolto la richiesta di acquisizione di memorie degli imputati nella parte in cui sviluppano argomentazioni difensive. 
L’avv. Aldo Labate, difensore di Scopelliti insieme a Nico D’Ascola, aveva chiesto, in particolare, il deposito di ulteriore documentazione relativa al disavanzo di bilancio durante il periodo in cui Scopelliti è stato sindaco. 
«Da uno schema riassuntivo - ha sostenuto il legale - emerge con chiarezza che su 48 milioni di euro di debiti fuori bilancio, 36 sono riconducibili alla precedente amministrazione, inclusa la cosiddetta Peo, la Progressione economica orizzontale, deliberata precedentemente alla sindacatura di Scopelliti». Alla richiesta si era opposto il pm Sara Ombra. 
LE RICHIESTE DEL PM - Il pm Sara Ombra ha chiesto pene esemplari dopo cinque ore fitte di discussione. Il governatore Scopelliti rischia una condanna a cinque anni e l’interdizione dai pubblici uffici. Alla sbarra, insieme all’ex sindaco di Reggio Calabria, ci sono i tre revisori dei conti dell’epoca (Carmelo Stracuzzi, Domenico D'Amico e Ruggero De Medici) di Palazzo San Giorgio, accusati di falso ideologico e, solo l’ex primo cittadino, di abuso d’ufficio. Per i tre revisori dei conti il pubblico ministero ha richiesto la condanna a 4 anni di reclusione el’interdizione dai pubblici uffici. Il processo è nato dalle denunce presentate dal consigliere regionale, ed ex vice sindaco di Reggio Calabria, Demetrio Naccari. 
«Già nel 2006 - ha detto il pubblico ministero Sara Ombra in aula - la Corte dei conti rilevava il disequilibrio di bilancio, lo sforamento del patto di stabilità interno, e tutto ciò avrebbe dovuto comportare il blocco delle assunzioni di personale e degli acquisti di nuovi beni e servizi e la cessazione dell’utilizzo di consulenze e professionalità esterne all’ente, ma tutto questo non fu fatto. Il buco di bilancio al Comune era una situazione tragica, come peraltro è emerso dalla successiva ispezione del Ministero delle finanze voluta dalla Procura di Reggio». 
LA DIFESA DEL GOVERNATORE - Durante l’ultima udienza, prima del rinvio ad oggi, era intervenuto l’avvocato Aldo Labate, che in difesa di Giuseppe Scopelliti (che deve difendersi dalle accuse di abuso e falso per le vicende legate alle autoliquidazioni che avrebbe fatto l’ex dirigente dell’Ufficio finanza del Comune di Reggio, Orsola Fallara, suicidatasi nel 2010), ha sostenuto «la mancanza di rilievo di natura penale delle ipotesi accusatorie nei confronti dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti». 
Nella sua arringa, durata circa 3 ore, l’avvocato Labate ha sottolineato la «mancanza di rilievo di natura penale delle ipotesi accusatorie» in ordine alle responsabilità di gestione del bilancio dell’ente ed al conferimento degli incarichi esterni, «responsabilità - ha aggiunto - ascrivibili interamente al dirigente del settore Finanze ovviamente con riferimento alla compilazione del bilancio». 
Prima ancora uno dei difensori, l’avvocato Francesco Giuffrè, aveva chiesto l’astensione del presidente Olga Tarzia, giustificando tale richiesta col fatto che il marito Elio Sansotta avrebbe avuto un incarico da dirigente dei servizi radiologici all’ospedale di Locri dall’attuale commissario dell’Asp di Reggio Francesco Sarica, nominato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale. La presidente Tarzia, dopo una camera di consiglio ha comunicato che, «qualora anche la notizia fosse corrispondente al vero, non c'è alcun motivo di convenienza o di opportunità che io mi astenga dal dibattimento». 
Se dovesse arrivare una condanna oltre i due anni di reclusione per i reati contestati che vanno dal falso all'abuso di ufficio, in base alla “Legge Severino”, scatterebbe la sospensione per 18 mesi dal consiglio regionale e a quel punto sarebbe fuori gioco rispetto ad una ricandidatura, a meno che non dovesse sopraggiungere una sentenza di secondo grado di assoluzione. In caso di risultato negativo per il governatore, è pronta la nomina di un nuovo vicepresidente (LEGGI).

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