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Santelli: «Prima le riforme poi le dimissioni»
Ma la modifica dello statuto è ferma da un anno

Calabria

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REGGIO CALABRIA - «È stato un atto di responsabilità politica. Ma c'è anche una responsabilità istituzionale nei confronti dei calabresi, il cui interesse viene prima di tutto. Perciò, prima di concludere la legislatura, vanno completati alcuni importanti processi riformatori, alcuni indispensabili per tornare alle urne, tra cui la riduzione del numero dei consiglieri nello Statuto e i profili tecnici della legge elettorale». Lo afferma Jole Santelli, coordinatrice regionale di Forza Italia, in una intervista rilasciata al Quotidiano della Calabria, commentando la decisione di Giuseppe Scopelliti di dimettersi dall’incarico di presidente dopo la condanna a sei anni di carcere (LEGGI LE DIMISSIONI). 

Ma la parlamentare berlusconiana non si limita solo a tentare di fare riflettere il governatore sui tempi per le dimissioni, e lo chiama in causa rispetto alle affermazioni dello stesso Scopelliti che, dopo la sentenza di condanna, aveva evidenziato come gli atti firmati nella sua qualità di sindaco di Reggio Calabria erano gli stessi di quelli sottoscritti dal suo successore, il sindaco facente funzioni Raffa. 
Una frase mal digerita dai forzisti: «È stata una caduta di stile tirare in ballo Raffa. Raffa – ha spiegato Santelli - revocò gli incarichi alla Fallara e sospese la dirigente. Non credo possa essere accusato per aver posto fine a quella grave anomalia amministrativa». 
In un clima teso, nel centrodestra le stanno tentando tutte per convincere Peppe Scopelliti e non presentare subito le dimissioni fino a paventare un ingorgo istituzionale (LEGGI L'ARTICOLO). Si dicono anche mezze verità. Diciamo subito che nel momento in cui Scopelliti protocolla le dimissioni, il consiglio entro dieci giorni deve prenderne atto e subito dopo si scioglie. Gli unici a restare in sella (con stipendio) fino al rinnovo sono i componenti dell’Ufficio di presidenza e i componenti della giunta che restano in carica per le pratiche ordinarie. 
«Scopelliti, pur essendo dimissionario, non potrà esercitare la funzione e per questo gli verrà notificata lo stesso la sospensione», afferma in punta di diritto un autorevole magistrato del Tar da noi interpellato. E a quel punto sarà il vicepresidente a portare la Regione alle elezioni. 
Tornando alla Statuto , diciamo subito che è stato già uniformato alla normativa nazionale nella seduta del 22 aprile 2013, anche se il consiglio ha avuto un anno di tempo per la seconda lettura ma non lo ha fatto. Si aspettava l'esito (scontato) della Corte Costituzione sulla prima modifica, quella che ha portato il numero dei consiglieri da 50 a 40 che è stata puntualmente cassata. 
Al presidente Talarico, ora, basterebbe portare in aula domani la legge di modifica per la seconda lettura e la partita sarebbe chiusa. Da quel momento scatterebbe un periodo di vacatio di tre mesi per consentire ad un quinto dei consiglieri (10) o un cinquantesimo degli elettori (art.58) di presentare un referendum abrogativo il cui termine scade il 30 giugno. Solo da quel momento, entre 90 giorni, si possono indire le elezioni. 

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