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Regione, i grillini respingono la mano tesa da Laratta
Si lavora al programma: «Noi credibili, gli altri no»

Calabria

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COSENZA - «Siamo tutti sulla stessa barca, o ci svegliamo o non ci sarà futuro per la Calabria»: in un'affollata conferenza stampa in un bar di Cosenza il Movimento 5 Stelle lancia la sfida per la Regione. I deputati Paolo Parentela, Danila Nesci e il senatore Nicola Morra hanno gettato le prime basi per una proposta politica che punta principalmente sulla «credibilità» di chi la pone. Morra su questo è stato chiaro. «In Calabria molti cittadini, precari, piccoli imprenditori si rivolgono al movimento perché abbiamo una dote: la credibilità che altri partiti non hanno». I parlamentari hanno decritto una situazione di «degrado» con «giovani che se non hanno una tutela familiare sono costretti o alla disoccupazione o ad emigrare». L'affondo della Nesci contro Umberto De Rose che «la casta politica gli ha regalato 5 milioni di euro con un condono tombale» e che ora «se ne deve andare» dalla Fincalabra «non prima di aver riassunto i dipendenti di Calabria.It che ha licenziato». 

Paolo Parentela ha anticipato che il Movimento costruirà un programma per la Regione «partecipato e condiviso» per risolvere i problemi dei rifiuti, del dissesto idrogeologico, della sanità e dell'acqua. Una sfida, ha precisato, «non semplice perché bisogna costruire la Calabria dalle macerie».

Non sono mancate critiche contro una parte del sistema dell'informazione locale, Rai regionale compresa «connivente con il sistema» che ha «censurato le malefatte della casta politica».

Rispediti al mittente anche le richiesta che l'ex deputato Franco Laratta ha fatto di costruire un'alleanza con il Pd. Sul punto la Nesci ha detto che «Ncd, Fi e Pd sono la stessa cosa, i nuovi renziani dei Magorno, della famiglia Adamo ed Enza Bruno Bossio sono quelli che hanno portato la Regione allo sfascio». Addirittura Nesci paventa che fino alle elezioni possa essere «il consigliere regionale più anziano, cioè Pino Gentile a guidare la Regione con le dimissioni di Scopelliti». Tesi, a dire il vero, che però non ha alcun fondamento giuridico .

 

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