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Pd, Perugini presidente della Commissione garanzia
Ma la minoranza del partito contesta la scelta

Calabria

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CATANZARO - Il Partito democratico completa i suoi organi statutari, ma c'è un nuovo fronte di polemica interno. La componente che fa capo a Massimo Canale, contesta infatti la nomina dell'ex sindaco di Cosenza Salvatore Perugini alla guida della commissione di garanzia del partito. L'organo di tutela si è riunito oggi a Lamezia Terme, nella sede regionale del partito.

Dopo l’introduzione dei dirigenti regionali Giovanni Puccio e Ugo Massimilla, la Commissione di Garanzia si è formalmente insediata. Ne fanno parte Sergio Campanella, Domenico Cento, Giuseppe Corigliano, Pasquale Fera, Giuseppe Megna, Salvatore Perugini, Domenico Rechichi, Antonio Rubinetto, Carmelo Salvino e Pino Soriero. Assenti giustificati Giuseppe Megna e Giuseppe Corigliano. 

«Dopo la discussione - si afferma in una nota del partito - dalla quale è emersa la volontà politica di esercitare con consapevolezza e con grande equilibrio la propria funzione nel rispetto delle regole e con l’intento di aiutare il percorso unitario del Partito Democratico garantendo a tutti diritti e doveri, la Commissione ha eletto presidente Salvatore Perugini». 

Non hanno partecipato al voto, però, i componenti espressione della minoranza del partito, motivando questo atteggiamento con la rivendicazione della presidenza della Commissione. Sulla nomina di Perugini a presidente, insomma, non si è avuta comunione di intenti tanto che la componente "Canale" del partito formata da Carmelo Salvino, Antonio Rubinetto, Domenico Cento e Giuseppe Corigliano ha espresso «rammarico e pieno disappunto per la mancata elezione unitaria del presidente della commissione di garanzia regionale del partito democratico calabrese», aggiungendo che «ancora una volta dopo l’elezione del segretario regionale e del presidente del partito si è voluto operare un’altra forzatura che ha provocato un’ulteriore spaccatura verticale dell’organismo. Infatti il presidente della commissione è stato eletto senza la presenza del numero legale dell’organismo e priva quindi di una maggioranza qualificata. È stato eletto, inoltre, un presidente di parte e non un garante. Hanno partecipato al voto ed espresso il loro consenso solo cinque componenti su 10. I sottoscritti sono stati costretti a non partecipare al voto perché, ancora una volta, è stato declinato il nostro invito a rinviare l’elezione per pervenire ad una scelta condivisa. Insistendo su questa linea - concludono - il segretario Ernesto Magorno si deve rendere conto che genera solo la delegittimazione delle funzioni di direzione politica ed una grave lesione all’immagine ed alla credibilità del partito».

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