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Legge elettorale, salta l'accordo alla Regione
La Conferenza dei capigruppo chiusa con un rinvio

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Nessun accordo sulla legge elettorale regionale. La Conferenza dei capigruppo, convocata per oggi a palazzo Campanella, ha chiuso i lavori con un nulla di fatto. Tra maggioranza e opposizione, infatti, non è stata trovata una sintesi e il risultato finale vede le bocce ferme rispetto alla nuova legge elettorale.
Sul tavolo c'erano le tre proposte elaborate dall’ufficio di presidenza del consiglio regionale. Le opzioni sono quelle che già abbiamo anticipato nelle scorse settimane, con l’aggiunta di qualche correttivo per sfuggire al rischio di incostituzionalità. I capigruppo dovranno decidere se portare la Calabria al voto con tre maxi collegi e la preferenza unica, con il rischio di un richiamo della Corte costituzionale. Oppure lasciare i cinque collegi attuali, ancorati alla divisione provinciale del territorio, mantenendo la preferenza unica, ma limitando a sei e non più a nove i consiglieri eletti con i resti per la maggioranza.
La terza opzione, invece, è quella del collegio unico con le tre preferenze, di cui una di genere, sulla scia della legge che viene usata per il voto alle elezioni europee. In campo scenderanno 25 candidati e ogni lista dovrà dare spazio a rappresentanti di tutte le province calabresi. E’ stata elevata, invece, la soglia di sbarramento, così come previsto dall’Italicum. Per le coalizioni sarà necessario il 10 o il 12% dei consensi. Mentre per la singola forza politica servirà il 4%. Scartata l’ipotesi di muoversi su liste bloccate, così come proposto in un primo momento da Ennio Morrone per Forza Italia ed anche quella del voto disgiunto: chi vota per il candidato presidente dovrà votare per un consigliere appartenente alla stessa coalizione. Dovrebbe essere reintrodotta anche la figura del consigliere supplente. Se così non fosse, per l’ufficio di presidenza, si rischierebbe l’empasse dei lavori consiliari. Alla maggioranza, con la riduzione a trenta consiglieri, spetterebbero 18 scranni ed alla minoranza 12. La coalizione che sarà chiamata a governare la Calabria, però, dovrà cedere sei consiglieri alla giunta, realizzando così un “pareggio” delle forze in campo e, in prospettiva, il rischio di ingovernabilità.

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