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Renzi in Calabria, dai Bronzi ai fondi europei
Il premier prova a rilanciare un partito in stallo

Calabria

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REGGIO CALABRIA - «Ripartire dalle cose positive», è il messaggio che il premier Matteo Renzi intende dare domani ai calabresi nel corso del tour a Sud che toccherà Reggio Calabria oltre a Napoli e Palermo. Renzi per questo motivo ha scelta un’eccellenza culturale su cui accendere i riflettori, il Museo nazionale di Reggio riaperto dopo una lunga ristrutturazione. E’ qui che incontrerà le categorie produttive della Regione, imprenditori, sindacati e molto delle professioni.
Il presidente del consiglio arriverà a Reggio intorno a mezzogiorno – secondo quanto trapela da Palazzo Chigi – e alle 13,30 parteciperà ad una riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in prefettura. Un incontro con i vertici della magistratura reggina per capire le azioni da mettere in campo per il contrasto alla ‘ndrangheta che oramai ha infettato il Paese. Dovrebbe esserci anche Nicola Gratteri, il magistrato che Renzi ha tentato di portare nel governo ma poi stoppato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Subito dopo l’incontro in prefettura, la visita al Museo Nazionale dove sono stati ricollocati i Bronzi di Riace prima di Natale, dopo il restauro conservativo. Un museo tornato allo splendore di un tempo che sta facendo registrare un interesse di visitatori come negli anni ‘80 quando lì furono collocate le due statue per la prima volta. Renzi, che oggi sarà a Milano per prendere il mano lo scandalo dell'Expo, nel suo viaggio al sud vuole «trasmettere un messaggio di speranza contro chi urla e semina paura», ha detto ieri. Il riferimento è a Beppe Grillo; la preoccupazione del premier-segretario del Pd sono i sondaggi “riservati” che sono sul suo tavolo per nulla buoni per il partito democratico. Ieri ha fatto il punto a via del Nazareno lanciando l’idea di 10.000 gazebo per il voto del 25 maggio.
Per Renzi la Calabria è un problema in più, i sondaggi danno il Pd al secondo posto tra i partiti dietro al M5s, tra pochi mesi si apre la campagna elettorale e la scelta del candidato alla presidenza sta portando nuovamente il partito in una situazione di stallo per le resistenze al cambiamento. Il presidente del Consiglio domani a questa parte del Paese non prometterà soldi secondo un vecchio clichè della vecchia politica e nemmeno il “Ponte sullo Stretto” (il cavallo di battaglia di Berlusconi dal 1994 fino al 2011), ma sarà scontato un richiamo forte alle classi dirigenti locali a rimboccarsi le maniche perché in un momento di crisi non si possono tenere in un cassetto oltre 1 miliardo di euro che la Regione deve spendere entro la fine del prossimo anno; e altrettanti per pagare i debiti della sanità, rischiando multe salate dall’Unione europea che proprio ieri il vicepresidente della commissione europea Antonio Tajani ha annunciato al ministro dell’Economia.

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