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Faida aperta tra Scopelliti e Gentile, e Tonino
pensa già al successore: «Serve unità di intenti»

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Non c’è più pace dentro il Nuovo centrodestra. La faida interna fra Giuseppe Scopelliti e i fratelli Gentile si consuma fra messaggi sibillini e accuse a viso aperto. Nonostante, ieri mattina, i consiglieri regionali che si sono ritrovati a Lamezia abbiano provato a stemperare i toni, a fare da pacieri, a rilanciare l’azione politico-amministrativa della maggioranza in quest’ultimo scorcio di legislatura regionale, ci ha pensato Tonino Gentile, con una nota stampa, ad alzare il livello dello scontro. «Lacerarsi e dividersi, seguire chi pensa di essere depositario di una coalizione che invece appartiene all’elettorato – ha detto il coordinatore regionale del Nuovo centrodestra - significa consegnarsi con anticipo agli avversari. I consiglieri regionali del mio partito e di tutta l’area del centrodestra, già costretti loro malgrado a dovere andare ad elezioni anticipate per vicende che non riguardano la vita istituzionale della Regione, hanno bisogno di pensare al futuro e non di essere trascinati nel vortice di tensioni sterili messi in atto da chi non dimostra maturità ed equilibrio».
L'AFFONDO DI SCOPELLITI CONTRO I VERTICI DEL PARTITO
Il nome di Giuseppe Scopelliti non viene citato nemmeno una volta. Tonino Gentile usa le stesse armi del suo ex più caro amico, usa le parole per disegnare uno scenario fosco per il suo partito se decidesse di consegnarsi nelle mani dell’ex governatore della Calabria. Di più. Gentile, rifacendosi alla sua esperienza personale, ha messo nero su bianco quello che ritiene essere lo spirito giusto di un politico: mettere da parte le proprie ambizioni e lavorare per il partito. La prima sfida che il Nuovo centrodestra dovrà affrontare sarà quella del voto autunnale per la Regione. Ora, per Gentile, è tempo di selezionare l’uomo giusto, che non ha più il nome ed il volto di Giuseppe Scopelliti, per portare la coalizione alla vittoria. «Dobbiamo nel mese prossimo - ha detto ancora - scegliere insieme agli alleati un candidato forte che garantisca la competitività della coalizione e prendere strade completamente diverse da chi antepone vicende personali a interessi collettivi. Solo l’unità di intenti ci può portare a proporre un nuovo sistema politico in grado di essere vincente».
SCOPELLITI SALUTA LA GIUNTA ED E' POLEMICA
E, poi, una cucchiaiata di fiele per l’enfant prodige della destra calabrese. «Nella cultura dei calabresi onesti non esistono le contrapposizioni e le faide – ha concluso il senatore - ma una necessità chiara di essere rappresentati da un ceto politico che privilegi il dialogo, la moderazione, l’interesse comune alle obsolete e infantili dinamiche di chi, da qualsiasi settore politico, pensa che le istituzioni siano un giocattolo con il quale soddisfare compulsioni pedestri». Sin qui lo sfogo amaro di Tonino Gentile che, statene certi, ha mandato in frantumi i sogni di quei consiglieri di maggioranza - tranne Aurelio Chizzoniti che, in dissenso con l’assessore Arena sulla questione Calabria It, ha scelto di autosospendersi - che stavano lavorando per riportare la pace e che, ieri mattina, hanno discusso di legge elettorale, di assestamento di bilancio e, da qualche indiscrezione raccolta, pare si stiano preparando ad allungare di qualche settimana la vita del consiglio regionale. Il Nuovo centrodestra è una nave squassata dalla tempesta elettorale, i cui timonieri sono sul banco degli imputati, dalla quale in tanti paiono pronti a scappare. Ma andiamo per gradi e iniziamo dalla fine. Quella di martedì prossimo potrebbe non essere l’ultima seduta consiliare della nona legislatura regionale. Intanto, capigruppo di maggioranza non hanno ancora trovato un accordo sulla legge elettorale.
La proposta di modifica a tre collegi e quella sul collegio unico, per il momento, hanno più sponsor di quella che ricalca l’Italicum. Martedì mattina si proverà l’ennesima trattativa dentro la coalizione di maggioranza e dopo un confronto diretto con i colleghi di opposizione. Per il momento l’accordo sembra essere lontano e questo è il primo nodo da sciogliere. Ma c’è chi scommette che alla fine si voterà con la legge attuale, dopo aver previsto l’innalzamento della soglia di sbarramento sia di coalizione che di singole liste, l’introduzione di più preferenze e l’attribuzione al presidente del consiglio regionale del diritto-dovere di indire i comizi elettorali. Il consiglio regionale, poi, sta ancora aspettando il parere del Viminale sulle dimissioni di Scopelliti e la loro ricaduta sulla vita del consiglio alla luce della sospensione disposta in base alla legge Severino dopo la condanna in primo grado nel processo Fallara.
L’altro nodo gordiano è quello dell’assestamento di bilancio. La giunta l’ha varato solo ieri, ma il testo arriverà a Palazzo Campanella non prima di martedì, a poche ore di distanza dalla seduta di consiglio. I capigruppo, quindi, potrebbero decidere di allungare i tempi di permanenza in vita del “parlamentino” calabrese per analizzare meglio le carte e dare modo, a chi volesse, di preparare degli emendamenti. Pesano, poi, nell’organizzazione dei lavori la discussione e l’approvazione della programmazione relativa ai fondi comunitari dei Piani di sviluppo rurale e del Programma operativo regionale 2014-2020. In tanti, da quanto si è potuto capire, vorrebbero fissare una nuova seduta a Palazzo Campanella. L’ultima decisione spetterà al presidente del Consiglio regionale Franco Talarico. L’ultima parola, invece, sarà appannaggio degli elettori calabresi. Questo dovrebbero saperlo anche i consiglieri regionali.

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