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Consiglio regionale, altre 2 sedute poi tutti a casa
Approvati statuto e legge elettorale a 3 collegi

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Mentre fuori dall'aula di Palazzo Campanella si registrano le proteste, peraltro pacato, di un gruppo di lavoratori precari e diversi attivisti del Movimento 5 stelle, all'interno del palazzo della massima assise regionale i lavori di quello che si è rivelato essere l'ultimo consiglio di questo mandato la discussione si è letteralmente incendiata quando si è cominciato a discutere della legge elettorale. 

Inizialmente i lavori sono stati interrotti pochi minuti dopo essere avviati per alla richiesta della Minoranza, in particolare avanzata da Nicola Adamo, di consentire una sospensione, complessivamente durata circa un'ora, per lo svolgimento di una riunione dei gruppi consiliari.

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APPROVATO LO STATUTO - Dopo l'interruzione il consiglio ha ripreso i propri lavori affrontando la discussione sulla modifica dello statuto regionale che è stato definitivamente approvato con la modifica del numero dei consiglieri regionali che da ora passa ufficialmente a 30. Lo statuto così modificato, inoltre, detta anche il numero degli assessori regionali, che dovranno essere in numero non superiore a un quinto dei consiglieri regionali, uno dei quali diverrà vice presidente della giunta, ossia sei assessori. Di questi, 3 potranno essere esterni, gli altri 3 dovranno essere "pescati" tra i consiglieri regionali. Il consigliere che diverrà assessore, inoltre, sarà sospeso dall’incarico e al suo posto, finchè sarà assessore, sarà cooptato il primo dei non eletti. Contro quest’ultima previsione si è detto il consigliere Damiano Guagliardi, della Federazione della Sinistra, che ha chiesto al consiglio di adottare la stessa regola dettata per i consigli comunali, allorquando i consiglieri nominati assessori decadono dalla carica. «La vostra - ha concluso Guagliardi nella dichiarazione di voto - è la difesa della casta».

Nel corso della discussione il consigliere regionale di Forza Italia, Giuseppe Caputo, ha definito la scelta dell'ex governatore di dimettersi come «un gesto di grande irresponsabilità».

VIA LIBERA ALLA LEGGE ELETTORALE MA SENZA PREFERENZE DI GENERE - Sulla nuova legge elettorale si è svolto un combattuto confronto con la minoranza che fa ostruzionismo e avanza problemi di incostituzionalità mentre nella maggioranza ci sono posizioni diversificate. La proposta maggioritaria è quella dei tre collegi. Per protesta il Partito democratico abbandona l'aula mentre il presidente Talarico procede al ritiro delle proposte che prevedono i 5 collegi e di quella che prevede il collegio unico dando il via alla votazione sulla proposta di legge elettorale a tre collegi. Accesa come mai in consiglio regionale anche la discussione relativa alle questioni di genere. Alla fine il consesso regionale da il via libera alla legge elettorale con tre collegi mentre salta a norma sulle preferenze di genere e tra il pubblico presente monta la protesta e c'è anche chi grida "Vergogna".

Soglie di sbarramento molto alte quelle previste dalla nuova normativa. Infatti, per poter aver accesso al consiglio regionale sarà necessario raggiungere almeno il 15% delle preferenze come lista regionale oppure il 4% se si tratta di una lista all'interno di una coalizione purché la coalizione stessa abbia a sua volta ottenuto il 15%.

LA DISCUSSIONE SULLE DIMISSIONI DI SCOPELLITI - Quando arriva il momento di discutere delle dimissioni dell'ex governatore Giuseppe Scopelliti i lavori si paralizzano in consiglio regionale. Il presidente Talarico prova una mediazione fra i gruppi sulle proposte di legge e gli ordini del giorno da discutere prima delle comunicazioni sulle dimissioni di Scopelliti. Alla fine il consiglio affronta il nodo cruciale delle dimissioni dell'ex governatore procedendo con la presa d'atto della fine delle consiliatura. I prossimi due consigli regionali dell'11 giugno e del mese di luglio si svolgeranno solo per le votazioni inderogabili legate all'assestamento di bilancio e ai fondi Por.

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