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Regionali, il Pd si spacca: un asse a 3
contro la candidatura di Mario Oliverio

Calabria

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CATANZARO – Fra due lunedì si terrà l’assemblea regionale del Partito democratico calabrese che dovrebbe dare un’indicazione su come scegliere il candidato alla presidenza della Regione Calabria ovvero come allestire e gestire le primarie di coalizione. Con costi sobri. E si dovrebbe fare un regolamento di scopo. In vista di quell’appuntamento - confermato ieri al Nazareno - si è tenuta una riunione ristretta, convocata dal vice segretario Lorenzo Guerini, cui hanno partecipato Ernesto Magorno, Marco Minniti, Alfredo D’Attorre, Nico Stumpo, Enza Bruno Bossio, Mario Oliverio, Sandro Principe e Peppino Vallone. Hanno preso tutti la parola tranne Vallone. 

L’unica cosa certa è che, come detto, l’assemblea si terrà. Per tutto il resto è buio pesto agli occhi dei profani. L’oggetto dell’incontro era quello di darsi un metodo calmierante per procedere a un sistema di scelta che se proprio non mette d’accordo tutti, almeno non provochi effetti traumatici. La riunione di ieri ha registrato una novità rispetto alle altre riunioni. Mentre nelle precedenti sedute c’era l’evidenza di un’area renziana priva di candidati (che perdura) mentre l’ex area Canale resta compattata su Mario Oliverio, ieri la discussione si è spostata tutta sul presidente della provincia di Cosenza. 

Nel senso che sono emerse due tendenze: pro e contro Mario Oliverio. Non in modo crudo ma con il linguaggio felpato del politichese. Contro Oliverio ieri, tra i presenti, si è costituito l’asse Principe-D’Attorre-Minniti, a favore l’asse Stumpo-Bruno Bossio. I primi a sollecitare l’individuazione di un candidato unitario, i secondi ad andare senza indugio alle primarie. Gli intervenuti hanno usato toni, lemmi e stilemi diversi, ma la sostanza è stata questa. 

Insomma, per un D’Attorre che avrebbe proposto una sorta di mandato esplorativo a Magorno per la ricerca di un candidato (e sino ad ora cosa ha fatto?) c’è uno Stumpo che avverte: «Per far passare un candidato senza primarie occorrono i tre quinti dei membri dell’assemblea regionale»; ovvero, il 66 per cento dei voti. Ci sono? In ogni caso ieri non si è deciso. Nulla. Ognuno è rimasto con le proprie idee. Minniti, che ha lasciato la riunione prima degli altri, ha fatto notare che, nell’ambito della coalizione, il Pd deve andare con un solo candidato. Tradotto: le primarie non devono servire per una conta interna. Conta che inevitabilmente ci sarà se resta il muro contro muro. 

Ed Ernesto Magorno? Il segretario nell’introduzione si è tenuto fuori dalla mischia confermando quanto aveva dichiarato, cioè la necessità di andare alle primarie. Nel corso del suo intervento ha enfatizzato la riunione di Falerna dei giorni scorsi nella quale Massimo Carmelo Misiti, leader di “Prospettive future.it”, e Pippo Callipo, leader di “Io resto in Calabria”, hanno manifestato interesse ad arricchire con le loro idee il programma del centrosinistra. Come anticipato ieri dal Quotidiano hanno trovato conferma le visite dei dem alla ricerca del papa nero. A Palmi dal giudice Salvatore Boemi e a Lamezia dai fratelli Statti (quale dei due?). Al punto da impegnare tutti i settori merceologici delle Camere di commercio. Ma ancora Stumpo, orfano di D’Attorre, ha avvisato che un conto è proporre un candidato unitario un altro conto è proporre un candidato unico. Guerini ha preso nota. Più passano i giorni e più si svela la natura della rappresentanza calabrese. Deciderà Renzi. E forse deluderà gli uni, gli altri e gli altri ancora.

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