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Pd, verso primarie di coalizione il 21 settembre
Guerini: «Roma non influenzerà le decisioni»

Calabria

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CATANZARO -  La data per le primarie di coalizione c'è: è il 21 settembre. Ma il problema resta su come arrivarci, se si considera che sul tavolo dell'assemblea regionale del Partito democratico che si è svolta a Lamezia Terme sono rimaste due strade. La prima è quella di affrontare le primarie istituzionali, ma solo se la presidente facente funzioni della Regione, Antonella Stasi, deciderà di rinciare le scadenze. La seconda è quella di procedere con le primarie di coalizione. In quest'ultimo caso si procederà a tappe: il 23 luglio si disegnerà il regolamento e il 21 settembre si voterà per il candidato di coalizione con le primarie.

L'accordo è stato trovato in "zona Cesarini", a pochi minuti dalla fine dell'assemblea, quando sembrava che le posizioni fossero distanti. La data del 21 settembre era stata proposta nel suo intervento dal segretario regionale Ernesto Magorno, il quale aveva anche lanciato un appello all'unità. Ma è stato il vice segretario Lorenzo Guerini a caratterizzare l'assemblea calabrese dei democratici. Da lui sono state dettate le regole di base, ma forse anche qualcosa di più. L'abbraccio a Mario Oliverio, alla fine dell'intervento del consigliere regionale, e la standing ovation in sala sono sembrati una sorta di investitura.

In ogni caso, Guerini è stato chiaro: «Roma non influenzerà la decisione dei calabresi, quindi non ci sarà nessun "Papa nero". Decideranno i calabresi». Dal vice segretario è arrivato poi l'ennesimo appello all'unità che, tuttavia, non sembra ancora esserci veramente, con Magorno che appare essere uscito non proprio rivitalizzato dall'assemblea regionale.

STASI DICE NO AL RINVIO DELLE PRIMARIE: LEGGI

Nel corso del suo intervento il segretario regionale del Pd della Calabria, Ernesto Magorno, ha affermato che «è surreale la data del 4 luglio per la presentazione delle candidature. La Giunta regionale naviga a vista e, nel caos assoluto, vive di una sola certezza: la data del 4 luglio. Non da meno, abbiamo valutato che in un momento come questo non vogliamo far pesare il costo delle primarie sulle spalle dei calabresi, che già pagano il dissennato malgoverno regionale. Noi le primarie le sappiamo e le possiamo organizzare per conto nostro: sono un nostro "marchio di fabbrica" e le appronteremo con la sicurezza di garantire la piena regolarità».

CANDIDATI E CANDIDABILI - Da tempo Mario Oliverio, già presidente della Provincia di Cosenza, ha dato la sua disponibilità a candidarsi e ha iniziato la sua campagna elettorale. Dall’altro lato c’è l’ala dei renziani, sempre più divisi che alla riunione di corrente che hanno tenuto ieri hanno presentato addirittura sei possibili nomi, da contrapporre a Mario Oliverio, mentre Gianni Speranza per Sel è pronto a candidarsi per primarie di coalizione. Insomma i veti incrociati, i veleni interni paiono tutto un film già visto. Demetrio Naccari Carlizzi da Reggio la carta della candidatura vuole giocarsela, non ha intenzione di fare passi indietro e preme per le primarie, che siano reali, senza trucchi. In fondo nella città in riva allo Stretto i democrat sono in piena campagna elettorale per le primarie affinchè si decida il candidato a sindaco. La data è vicina. Ora si attende. Per le regionali la situazione è più complicata. 

I renziani hanno vari nomi, uno è proprio Naccari. Poi c’è Mario Maiolo che si è detto disponibile e c'è il sindaco di Crotone Peppino Vallone e ancora si vocifera di Gianluca Callipo. E infine come già scritto dal Quotidiano ecco i candidati di superamento. C’è chi pensa a Marco Minniti, anche se il parlamentare reggino pare essere ancor più interessato ad un posto da Ministro dell’Interno piuttosto di quello da governatore, ma sotto sotto anche il segretario regionale del partito Ernesto Magorno è preso dalla tentazione. Tutti nomi su cui, a questo punto, bisognerà decidere in vista delle primarie, siano esse istituzionali o di coalizione.

GUERINI SCOMMETTE SULLE RIFORME - All'assemblea del Pd era presente anche il vice segretario Lorenzo Guerini che ha affrontato il tema delle riforme e del futuro dello stesso partito. 

«Ci sono le condizioni per fare un buon lavoro e arrivare in tempi rapidi ad una riforma attesa nel Paese che- ha detto - riguarda la nostra architettura costituzionale. Costruire insieme il percorso delle riforme significa trovare punti di convergenza che a me pare ci siano negli emendamenti proposti dai relatori. E’ stato fatto un lavoro molto intenso». Guerini si è soffermato anche sulle attività del Governo per combattere la crisi: «Gli sforzi che il Governo sta realizzando e il cammino riformatore che stiamo tentando di compiere credo che vadano nella direzione giusta». 

«Questo Governo - ha aggiunto - nasce, tra le altre cose, per cercare di produrre le condizioni per la ripresa del nostro Paese, con la consapevolezza che questo avviene sulla base di tante linee di lavoro: da un lato realizzare le riforme di cui il Paese ha necessità, dall’altro negoziare al meglio le condizioni in Europa per costruire una strategia dell’Europa che punti alla ripresa, alla crescita, al lavoro, e fare i passi necessari che bisogna fare in Italia superando le incrostazioni, le difficoltà, i condizionamenti che in questi anni hanno comunque rallentato la ripresa».

Il vice segretario del pd si è poi soffermato sul semestre europeo a guida italiana: «Mi pare che l'ambizione di questo semestre è nelle cose che ha detto il Presidente del Consiglio in questi giorni. Insomma caratterizzare questo semestre come un semestre di grandi iniziative». 

«I temi - ha aggiunto - sono quelli portati all’attenzione del confronto con gli altri leader europei. Ci sarà poi il discorso che pronuncerà a Strasburgo in queste settimane dove annuncerà le linee di lavoro della presidenza italiana del semestre europeo, le linee di cambiamento della strategia dell’Europa, dell’investimento sulla crescita, sulla ricerca, sul sapere, sull'economia sostenibile».

Sulla situazione del Pd ha aggiunto: «Mi pare che il Pd non può che star bene. Il Pd - ha sottolineato - è un partito che ha superato il 40% alle europee e questo è un risultato storico. Bisogna meritarci quel voto ed assumerlo come una grande responsabilità che ci è stata consegnata ed essere conseguenti con le responsabilità portando avanti il cammino di cambiamento di cui ha necessità il Paese e che gli elettori ci hanno indicato di realizzare».

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