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Primarie del Pd, Oliverio ha già raccolto le firme
Mentre è nato l'asse tra Naccari e Maiolo

Calabria

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CATANZARO – Mario Oliverio si è purgato in salute. Il presidente della provincia di Cosenza ha raccolto in giro per la Calabria, al netto di Reggio Calabria, 107 firme a sostegno della sua candidatura alle primarie per la presidenza della Regione. Mancano ancora tre mesi per le primarie ma l’ esponente bersaniano ha voluto incardinare subito questo consenso, anche perché la raccolta non è finita. Lo statuto dice che, per presentare una candidatura concorrenziale, cioè che non sia unica (e in questo caso occorrono 198 consensi), necessitano 105 firme.

Perché da Reggio non è ancora arrivata nessuna firma? Per il semplice motivo che nella città dello Stretto si voterà per le comunali e il 7 luglio si svolgeranno le primarie interne con quattro candidati. Sovrapporre oggi le cose avrebbe creato equivoci e forse imbarazzi. Dopo le primarie reggine ci saranno le determinazioni del caso. Un altro punto è stato chiarito. Durante l’assemblea regionale di lunedì scorso è corsa voce che Ernesto Magorno volesse tirare la volata a Massimo Canale, ex suo competitore come leader cuperliano nel congresso regionale. Nulla di ufficiale e nulla si è verificato. Ma la manovra è stata raccontata da tanti esponenti del partito. Ad affiancare il segretario regionale in questo cimento c’è stato - sempre per la vulgata generale - l’on. Alfredo D’Attorre. Perché proprio lui che la mappa lo assegna dall’altra riva dei renziani? E poi una seconda domanda: perché D’Attorre ha appoggiato Canale mentre il suo compagno di componente Nico Stumpo si è schierato con Mario Oliverio? Perché il professore è stato eletto, a suo tempo, deputato a Catanzaro, anche col sostegno dell’attuale segretario provinciale, Enzo Bruno, che, in corso d’ opera, si è trasferito da Cuperlo a Renzi. 
D’altra parte D’Attorre e Minniti sono stati coloro i quali si sono battuti più di tutti per trovare un candidato unitario per evitare la conta interna. La sostanza è questa: gli ex cuperliani il candidato ce l’hanno, i renziani no. Anche se il Pd un passo avanti l’ha compiuto tracciando il percorso per arrivare alle primarie da tenere a settembre. Ciò è stato possibile perché Lorenzo Guerini ha detto chiaro e tondo che Roma non interferirà sulle vicende locali anche se ha raccomandato uno sforzo unitario. In altre parole Renzi non metterà becco se non c’è un candidato unitario e condiviso, verrà dopo per la campagna elettorale. Guerini l’ha ripetuto più volte ai renziani calabresi. La cui situazione è tutta in movimento perché essi, dopo tanto esplorare, sono ancora alla ricerca di un candidato da contrapporre a Oliverio. E il tempo lavora per quest’ultimo. Il finale di lunedì all’Agroalimentare ha consegnato l’immagine di un Lorenzo Guerini che si alza e va ad abbracciare platealmente Mario Oliverio alla fine del suo applauditissimo intervento. 
Alcuni renziani hanno parlato di claque in azione, altri renziani sono andati a complimentarsi con l’ex sindaco di San Giovanni in Fiore. Dopo l’assemblea (LEGGI L'ARTICOLO) c’è stata una coda, i big renziani e diversamente renziani si sono recati all’Ashley alla Marinella per un incontro di vertice (seguito da una cena) che è durato oltre all’una di notte. Tutti presenti tranne i consiglieri regionali Piero Amato ed Enzo Ciconte. Guerini ha ripetuto per l’ennesima volta il concetto della “neutralità” se il suo campo non dovesse trovare la soluzione, sebbene ci siano personalità in grado di misurare quest’esperienza. A partire da Demetrio Naccari Carlizzi e Mario Maiolo, anche se sabato scorso, nel piccolo conclave renziano, sono stati fatti anche i nomi del sindaco di Crotone, Peppino Vallone, e del suo collega di Pizzo Gianluca Callipo. Le sorprese, però, arrivano a fine serata. E che sorpresa. Il duo Naccari-Maiolo ha forse trovato l’uovo di Colombo. Mettersi insieme, a fattor comune, per lavorare in tandem o in ticket. Insomma in una forma che possa sommare, aggregare, includere. 
Era una idea che spingeva dal basso, quasi naturale. Tutta da confermare. ancor più trattandosi di Gianni Pittella, che ha svolto il suo prestigioso percorso europeo avendo avuto sempre grande attenzione per le tematiche e le istanze che gli giungevano dal Mezzogiorno e anche dalla nostra regione, con la quale ha un legame particolare. Non da ultimo – conclude Magorno - è da sottolineare, con altrettanta soddisfazione, il fatto che l’elezione di Pittella a Capogruppo è un risultato da ascrivere al grande successo elettorale europeo del PD di Matteo Renzi, divenuto primo partito e leader della famiglia socialista europea. A Gianni Pittella, nuovo capogruppo dei Socialisti e Democratici del Parlamento europeo, non posso che augurare buon lavoro nel rinnovargli le mie felicitazioni a nome di tutto il Pd calabrese».

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