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Legge elettorale, ipotesi di un quorum sotto all'8%
E anche in Calabria potrebbero apparire le "quote rosa"

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Le diplomazie sono al lavoro. Mentre la vicepresidente facente funzioni Antonella Stasi annuncia di aver pronto il decreto che indice il voto per novembre («lo firmerò entro il 2 settembre, aspetto solo segnali dal ministero su eventuali altri appuntamenti elettorali»), l’agosto della politica regionale in Calabria sarà arroventato dalla discussione sulla futura legge elettorale per il rinnovo del “parlamentino” calabrese. Calcolatrice e lima alla mano, i capigruppo delle varie esperienze politiche che, durante la nona legislatura del regionalismo calabrese, hanno trovato spazio nell’emiciclo di Palazzo Campanella, stanno studiando le modifiche più utili a migliorare un testo normativo che è stato impugnato dal Consiglio dei ministri, dopo le note negative registrate dal ministero per gli Affari regionali e dal Viminale. Sul tavolo della discussione ci sono, in particolare, due punti: la percentuale della soglia di sbarramento, con un suo radicale abbassamento, e la doppia preferenza di genere.

I tecnici dell’Ufficio di presidenza del consiglio regionale, nel dare corpo alla legge che è stata votata a maggioranza, avevano previsto di fissare al 15% la soglia dello sbarramento. Una percentuale molto alta, più alta di quella prefissata dall’Italicum, che ha suscitato vibrate proteste delle forze politiche minori e l’opposizione ministeriale. L’obiettivo, stando alla ricostruzione dei vertici di Palazzo Campanella, era quello di rendere il consiglio regionale e la Calabria maggiormente governabile, puntando ad una tripolarizzazione della politica locale.

Nelle scorse settimane aveva preso piede l’ipotesi del Partito democratico di tagliare la soglia e di portarla all’8%. In queste ultime ore, invece, pare stia trovando spazio una corrente di pensiero che vorrebbe portare lo sbarramento addirittura al di sotto dell’otto per cento. Quest’ultima ipotesi potrebbe trovare il gradimento delle forze politiche minori che, saldando i propri consensi, potrebbero riuscire a non rimanere tagliate fuori dalla composizione del nuovo consiglio regionale che si appresta alla decima legislatura.

Altro tema caldo, poi, è quello della doppia preferenza di genere. Nella stesura della legge elettorale regionale approvata in aula, infatti, questa prescrizione non era stata contemplata. Le critiche piovute su Palazzo Campanella erano state rumorose. Anche il ministro Maria Carmela Lanzetta, che non ha impugnato questo aspetto della legge, aveva mandato messaggi precisi in direzione di Reggio Calabria. Anche su questo punto il confronto è stato avviato e i capigruppo sono in cerca di un meccanismo che possa aggiustare la legge e favorire le “quote rosa”. Non si dovrebbe, invece, tornare indietro sul premio di maggioranza.

Se le trattative dovessero trovare riscontri positivi nelle prossime ore le modifiche alla legge elettorale potrebbero approdare in aula già nel corso del prossimo consiglio regionale di giovedì, al più tardi in una nuova riunione del “parlamentino” che potrebbe essere calendarizzata, prima del rompete le righe definitivo, fra la fine di agosto e l’inizio di settembre. 

Sull’impugnativa dello Statuto, infine, Palazzo Campanella va avanti e si è costituito in giudizio per difendere, davanti ai giudici della Corte costituzionale, la valenza della reintroduzione della figura del consigliere supplente.

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