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Spese pazze alla Regione, l'ira dei revisori
L'organo di controllo denuncia "incongruenze"

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Bilancio in rosso, spese pazze e un ultimo pastrocchio in salsa calabrese: i revisori dei conti mandati a casa dalla Regione Calabria chiedono il risarcimento danni per la loro defenestrazione, denunciano incongruenze di spesa sulle consulenze, bocciano il fondo salariato accessorio pari a 3,8 milioni da distribuire tra il personale e inviano un lungo incartamento alla Corte dei conti e alla Guardia di finanza. Ci vorrà poco per far partire l'ennesima inchiesta giudiziaria. 

Certo è che i controllori degli atti regionali sono stati mandati a casa, perchè la Regione si è accorta che contro la legge regionale (la numero 2 del 2013) che li ha nominati è stato vinto un ricorso al Tar. L'epilogo di una lunga diatriba è andato in scena, quando nell'aula del consiglio regionale, lo scorso 7 agosto, a Reggio Calabria, è stata modificata la legge che regola appunto la nomina del Collegio, il punto è che in Calabria tale organo di controllo e vigilanza viene nominato dopo che su nove nomi estratti a sorte da un apposito elenco i consiglieri regionali ne votano tre. Cose turche. E' come dire che la politica entra nelle decisioni dell'organo di vigilanza. Uno dei revisori non nominato presenta ricorso e il Tribunale amministrativo regionale impugna il provvedimento. Il consiglio regionale solerte cambia la legge e caccia il collegio dei tre revisori dei conti (Pasquale Saragò è il presidente, Guido Boccalone e Cosimo Forgione gli altri due componenti). 

Questi i fatti. Prima di andarsene però il Collegio dei revisori si autoconvoca a Palazzo Alemanni e scrive (protocollo numero 154 dell'8 agosto 2014) . Anzi denuncia perchè la lunga relazione con atti allegati viene inviata a Finanza e Corte dei conti. Evidenzia il collegio che l'assise regionale ha ritenuto urgente la modifica della legge 2/2013 che li riguarda, non ancora al vaglio della Corte costituzionale e non ha ritenuto «urgente disapplicare leggi regionali già impugnate dalla presidenza del Consiglio dei ministri e già dichiarate incostituzionali con tanto di sentenze». Ricordano che in regime di progatio (in fondo si attende il voto, dopo le dimissioni del governatore Giuseppe Scopelliti) possono trattarsi soltanto argomenti di somma urgenza e non certo cambiare una legge neanche impugnata. Il collegio si riserva di adire alla vie legali, di chiedere un risarcimento danni e sottolinea poi tutte le incongruenze, per i revisori per esempio non si può andare avanti con la produttività, non si possono distruibuire quasi 4 milioni di euro ai dipendenti «in quanto si continuerebbe a perpetrare il danno erariale all'ente» così come già ipotizzato dal Mef a seguito del controllo esercitato proprio dagli ispettori della Ragioneria generale dello Stato che, dopo aver analizzato i conti dell'era Loiero (centrosinistra) e Scopelliti (centrodestra) parlano di un rischio dissesto a breve termine. 

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