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Di Landro, Oliverio dice no: nervi tesi nel Pd
Niente assemblea e saltano gli equilibri interni

Calabria

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COSENZA - «Senti Mario, noi pensiamo ad un magistrato per la presidenza della Regione, di non fare le primarie per evitare di spaccare il partito». Il colloquio tra il sottosegretario Luca Lotti e il candidato alle primarie Mario Oliverio avviene all’Hotel Ashely di Lamezia e poi prosegue a quattrocchi in auto nel tragitto che porta il braccio destro di Renzi all’ aeroporto. Il nome del magistrato a cui pensa Lotti è Salvatore Di Landro (LEGGI LA PROPOSTA DI LOTTI), il procuratore generale vittima di un attentato alla fine di agosto di 4 anni fa a Reggio (LEGGI IL PROFILO DEL MAGISTRATO). 

Lotti aveva concordato la linea con i renziani calabresi a Soverato, dove il sottosegretario ha partecipato ad un dibattito prima di chiudere la festa a Falerna. Ad un certo punto si è formato un capannello, Lotti, parlando convinto di essere lontano da orecchie indiscrete, spiega di essere preoccupato per come stanno andando le cose annunciando che l'indomani mattina avrebbe visto Oliverio e gli avrebbe fatto quella proposta. A Gianluca Callipo, presente nel capannello, chiede la disponibilità a fare un altro nome e di «non prendersela». Il giovane sindaco di Pizzo, per un attimo smarrito, fa presente che non aveva nessuna intenzione di candidarsi alle primarie e che è stato il partito a chiedegli l'impegno e ora chiede rispetto per la sua persona. 

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Avuto il via libera, Lotti ha provato a convincere Oliverio, ma il presidente uscente della Provincia resta sulla sua posizione: «Avete deciso di fare le primarie in Emilia Romagna, perché non si possono fare in Calabria? Qui da mesi stanno giocando a farle saltare perché hanno paura che a vincerle possa essere io. Ma nessuno, da Minniti a Guerini, quando li ho incontrati a Roma a marzo, mi ha detto che sul mio nome c’era un problema, altrimenti mi sarei regolato diversamente. Ora il treno è partito e non ci sono le condizioni per fermarlo altrimenti deraglia». Oliverio e Lotti si lasciano davanti all'ingresso dell'aeroporto e vengono notati dai passeggeri in transito. Il primo va a Crotone per continuare la campagna elettorale, il secondo torna a Roma con una convinzione in più: le primarie sono l'unico modo per tenere unito il partito e invia un sms per dare il via libera. 

Il segno che la venuta di Lotti non aveva sbloccato la situazione si è avuto con la mancata convocazione dell'assemblea che avrebbe dovuto segnare il cambio dei piani. Ora l'unica certezza che resta è quel documento firmato in calce da Serracchiani, Magorno, Callipo e Oliverio in cui si dice che il 7 o il 14 si faranno le primarie di coalizione. Alla segreteria regionale spetta istituire il comitato e procedere con l'organizzazione. 

Intanto nel partito si registra una forte preoccupazione in AreaDem della Calabria, la componente vicina a Dario Franceschini, che vede tra i riferimenti regionali Franco Laratta, Nicodemo Oliverio e Mimmo Bevacqua. Trapela irritazione per la piega che si sta prendendo nel Pd calabrese. AreaDem si era da subito schierata a favore delle primarie per la scelta del candidato presidente ed aveva sostenuto con convinzione la scelta di Gianluca Callipo. Ora qualcosa non va più giù, soprattutto in considerazione del fatto che così si porta il partito ad una grave spaccatura e ad un forte indebolimento elettorale. Nella giornata di oggi Areadem si riunirà per analizzare la situazione. In alcune riunioni pare che il segretario Ernesto Magorno avrebbe minacciato le dimissioni. 

Se così fosse una nuova maggioranza potrebbe formarsi in assemblea con una nuova leadership e un patto tra Oliverio e Callipo. Il resto del centrosinistra resta a guardare, ci si chiede quanti dei “magnifici 10” che si siedono al tavolo saranno in grado di allestire una lista. Senza i candidati in campo difficilmente si vincono le elezioni.

 

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