Salta al contenuto principale

Provinciali Vibo, 3 liste in corsa e tanta confusione
De Nisi nega di essere l'autore del presunto inciucio

Calabria

Tempo di lettura: 
4 minuti 17 secondi

CATANZARO – Ieri alle 12 sono state presente tre liste, tra i sindaci e consiglieri concorrenti, per l’elezione del nuovo assetto della provincia di Vibo Valentia. Tutto il can can di questi giorni è riassunto in tre foglietti scritti a mano perché il tempo non ha consentito di fare una cosa più formale. Come anticipato dal Quotidiano le liste sono quelle annunciate ieri. Una di centrosinistra, una di centrodestra e una di destra, di cui due con sigle di partito. 

C’è il Pd con candidato a presidente Sergio Rizzo, sindaco di Maierato che ha come capolista il sindaco di Spilinga, Franco Barbalace e numero due Franco Bartone, sindaco di Soriano. Poi c’è la lista con i simboli di Udc e Ncd, candidato a presidente Pino Raffaele, consigliere di Serra San Bruno, con capolista Franco Ranieli. E poi la lista “Insieme – Adesso”, del centrodestra (Fi, Fli e altri). La parola “Adesso” farebbe supporre che si tratti di un “adesso renziano” con candidato a presidente Andrea Niglia sindaco di Briatico. 

Ma gli interessati negano. Infatti, Francesco De Nisi si vuole subito togliere di dosso i panni di colui il quale avrebbe fatto, l’inciucio con la destra. «Assolutamente non vero – ci dice per telefono – da tempo non incontro Nazareno Salerno». Ed allora cosa è successo? All’interno dei singoli comuni c’è un guazzabuglio di posizioni dove prevale l’etichetta di “indipendente” che si muove secondo logiche che non sono attribuibili al galateo della politica e alla terminologia tradizionale. In un Comune di 2 mila abitanti, tanto per dire, bisogna essere daltonici all’incontrario per riconoscere i colori. L’accordo politico all’interno del Pd, sostiene De Nisi, «lo fai se la lista del presidente si ritirava per trovare un’altra persona, pure la lista del Pd è civica, quattro candidati su dieci non sono del Pd, quindi è come le altre. Ogni comune ha una storia a sé, i consiglieri che non sono stati contattati hanno preso impegni. Quindi quest’accordo politico-trasversale non c’entra nulla perché non mi sono sentito mai con nessuno a discutere di liste e di altro. Il problema è un altro: se io voglio rappresentare il mio comune e nessuno mi contatta, mi metto d’accordo con altri sindaci e facciamo la lista. Con chi avrei dovuto fare l’accordo? io non ho né l’autorevolezza né rappresento nulla. L’unica cosa che ho potuto fare è: nel mio Comune non si candida nessuno. Infatti, a Filadelfia non si è candidato nessuno. Il problema è che il Pd ha voluto utilizzare questa cosa come battaglia politica, presentiamo liste, senza tener conto che in un Comune in cui il sindaco dice: io voglio partecipare. Il bilancio lo vota l’assemblea dei sindaci. Questo significa che ogni volta che si vota il bilancio è un “accorduni”?; oppure diventa una cosa tipo Libano? Purtroppo questa delle province è una legge confusa, contorta, che non permette di fare una scelta». 

Se è così, perché questa parte del Pd non ha stroncato sul nascere le dicerie dell’inciucio? De Nisi confessa al cronista: «Perché non l’ho seguita sta cosa, io sono in giro per lavoro. Ma ritorno sul punto: ogni amministrazione comunale tutela i propri interessi, non può essere una cosa tribale, non bisognava fare prevalere la logica del colore politico». E ancora: «Escluso io e Censore, gli altri non sono attrezzati per fare liste e quindi c’hanno speculato perché non riescono a tenere i Comuni, alla fine hanno cercato di mettere una bandierina». 

C’è una cosa che Francesco De Nisi vuole che si sappia: «Gianluca Callipo in questa vicenda non c’entra nulla». E nel tardo pomeriggio è arrivata la richiesta di dimissioni del segretario provinciale Mirabello da parte di 11 sindaci , 2 vice, 2 capigruppo a 4 consiglieri, (la nota è stata diffusa da Pasquale Fera consigliere comunale di San Nicola da Crissa, componente della commissione di garanzia del Pd, ma candidato nella lista Insieme Adesso”, dove c'è anche il sindaco di Rombiolo, Navarra, anche lui candidato nella stessa lista di destra, ma del Pd). La nota dice: «Non sono i renziani a essere fuori dalla lista del Pd, è il Pd vibonese e il suo segretario provinciale che sono fuori dal Pd». Accuse respinte al mittente dal segretario Mirabello che evidenzia come tutti gli accordi sono stati presi dalla direzione provinciale alla presenza di Magorno. Intanto il “caso Vibo” fa scuola e crea un precedente. «Quanto avvenuto a Vibo Valentia e quanto può ancora accadere nel resto della Calabria – scrive Pasqualino Macuso dell'area del Pd Azione democratica su facebook - obbliga il Pd della Calabria ad una seria riflessione per scongiurare tensioni insopportabili che ne minano la credibilità e la tenuta politica complessiva».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?