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Forza Italia si divide e il calabrese Catricalà
si ritira dalla corsa alla Corte Costituzionale

Calabria

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ANTONIO Catricalà fa un passo indietro dalla corsa alla Consulta. Salta, quindi, uno dei due candidati dell’accordo tra Pd e Forza Italia che avrebbe portato l’ex presidente dell’Antitrust ad essere giudice della Corte Costituzionale in coppia con il candidato dem Luciano Violante (LEGGI I RISULTATI DEL VOTO). Un passo indietro non voluto certo dai vertici dei due partiti che si trovano così a fare i conti con le fronde interne e a dover siglare una nuova intesa. 

Rischia, infatti, anche l’ex presidente della Camera che, già alle prese con mugugni interni ai Dem, si trova ulteriormente indebolito dal fallimento del tandem indicato dalle segreterie. Prende così quota l’ipotesi di un nuovo ticket.

Catricalà, catanzarese di 62 anni, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Governo Monti e a lungo presidente dell'authority per la concorrenza, voluto fortemente come candidato da Gianni Letta e Silvio Berlusconi, si fa da parte nella speranza «che - come spiega - il Parlamento possa più facilmente superare le contrapposizioni che hanno finora ostacolato l’elezione dei due giudici costituzionali». L’ex sottosegretario, anche a tutela della propria «immagine professionale», ha evitato lo scontro, tutto interno al partito di Berlusconi, con Donato Bruno che in questi giorni ha raccolto i voti dell’area più di radicale di Forza Italia.

Ma l’uscita di scena di Catricalà, giunta malgrado da Arcore continuassero ad arrivare attestati di fiducia nei suoi confronti e inviti ad attendere almeno il voto di lunedì in
Parlamento, mette a nudo un confronto asprissimo tra i forzisti. Al momento, è da escludere che Donato Bruno possa tirarsi indietro. Anzi, sebbene inizi a circolare con forza il nome di Maurizio Paniz, il pressing sul Cavaliere affinché sostenga la sua candidatura è forte. Il cosiddetto "cerchio magico" gradirebbe, però, una soluzione di compromesso in modo da non dare l’immagine di essere stato sconfitto; e proprio nel momento in cui, tra l’altro, Raffaele Fitto attacca a testa bassa la fedelissima Mariarosaria Rossi. Risolutivo potrebbe essere un incontro dei gruppi, al quale si sta lavorando, alla presenza di Berlusconi.

Irrita e non poco, inoltre, anche il sostegno di Ncd a Bruno: una mossa che in Forza Italia viene letta come una rottura del patto di sostegno a Catricalà ed un tentativo degli alfaniani di alimentare le tensioni interne. 

Tornano a farsi i nomi del giurista Nicolò Zanon, ordinario di diritto costituzionale alla Statale di Milano e membro laico del Csm, e quello della giuslavorista Silvana Sciarra, docente di Diritto del lavoro e Diritto sociale europeo a Firenze. Una sua elezione riequilibrerebbe, cosa che a Matteo Renzi non spiacerebbe, un parterre in cui la presenza «rosa» è oggi di un solo giudice: Marta Cartabia.

 

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