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Polo oncologico, arrivano soldi dalla Regione
Personale verso Calabria Etica, ma è scontro

Calabria

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CATANZARO - Nuovo atto nel complesso capitolo che riguarda la Fondazione Campanella. Dopo la mobilità per 180 lavoratori, la Regione prova a correre ai ripari e, nella riunione di Giunta che si è svolta oggi, ha «ribadito la volontà di perfezionare la transazione elaborata dall’Avvocatura regionale, per un ammontare di 29 milioni di euro, a fronte della rinuncia della stessa Fondazione all’azione promossa». Ma le nuove attività della Giunta hanno fatto scattare la polemica con il direttore generale della Fondazione, Mario Martina. Da un lato, infatti, la Regione diffida il manager, dall'altra arriva una risposta piccata da parte dello stesso Martina.

I soldi annunciati dalla Regione darebbero linfa e speranza al polo oncologico di Catanzaro, ma che potrebbero essere in ritardo rispetto ai tempi seguiti invece dalla stessa Fondazione che ha concluso l'iter di mobilità del personale in esubero (LEGGI). Per questo, la stessa Giunta regionale ha «diffidato Mario Martina, direttore generale Fondazione Tommaso Campanella, a non dare esecutività ai licenziamenti pena la richiesta di dimissioni dello stesso».

Una posizione rigida, dunque, che potrebbe portare sviluppi per i tanti lavoratori che hanno visto sfumare il loro posto di lavoro. Ma anche per tanti pazienti che hanno trovato le porte chiuse della struttura sanitaria. Per completare questo iter, «l'esecutivo - è scritto in una nota della Regione - ha invitato, per tramite il Dipartimento salute, il Commissario ad acta, a perfezionare la transazione nella disponibilità della Regione dei fondi rinvenienti dalla fiscalità. La Giunta si è inoltre impegnata ad attribuire assoluta priorità alla copertura dei costi della transazione con fondi prossimi disponibili. Il personale della Campanella verrà utilizzato, attraverso Calabria Etica, ente "in house" della Regione, nell’erogazione di servizi socio-sanitari-assistenziali nelle aziende del Servizio sanitario regionale, ovvero - conclude la Regione - all’interno dell’Azienda ospedaliera Mater Domini di Catanzaro per la durata del progetto già previsto».

Pronta la replica del direttore generale della Fondazione: «Se il presidente della Giunta regionale ritiene che abbia violato o stia violando leggi della Repubblica o che la mia condotta sia affetta da negligenza, imperizia o imprudenza, può rimuovermi con motivato provvedimento». Martina sottolinea che «certamente dovrebbe rimuovermi se mettessi in atto provvedimenti idonei a depauperare il patrimonio aziendale, danneggiare i creditori e determinare un danno erariale». 

Secondo il direttore generale, infatti, «non sono io a dover decidere se procedere o meno al licenziamento del personale in esubero della Fondazione. Tale decisione, comunque, finora, è stata da me condivisa - ha detto - perchè diretta a tutelare l’interesse pubblico». Nell’evidenziare che «nella mia lunga esperienza di dipendente della Regione Calabria non ho mai replicato pubblicamente a decisioni del Consiglio, della Giunta, di assessore o di singoli consiglieri regionali anche quanto era necessario», Martina specifica che «ogni mese di rinvio dei licenziamenti ha un costo di circa 700.000 euro che qualcuno dovrà pagare. Che sia la Giunta regionale, assumendosi le connesse responsabilità, a garantire l’onere dei maggiori costi». 

Il direttore generale della Fondazione ha, inoltre, ricordato che «in una azienda privata una cattiva gestione da parte degli amministratori comporta una loro grave responsabilità prevista dal Codice Civile; in una azienda privata, costituita da enti pubblici, una cattiva gestione comporta responsabilità per danno erariale. Non mi si può imporre di fare scelte che - conclude Martina - non mi competono pena la richiesta di dimissioni; dimissioni che non ho alcuna intenzione di presentare».


 

 

 

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