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Renzi lancia Oliverio e il suo impegno per la Calabria
«Bisogna ripartire da qui, io verrò ogni tre mesi»

Calabria

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COSENZA - Il destino della Calabria non è segnato, tutto è modificabile basta crederci e volerlo. «Se ognuno si mette in gioco, niente è impossibile». Dal palco dell’auditorium intitolato al primo presidente della Regione, Antonio Guarasci, Matteo Renzi e Mario Oliverio si danno coraggio, consapevoli che la partita che il primo sta già giocando, e il secondo potrebbe farlo da lunedì, è difficile. 

Il segretario del partito e premier arriva a Cosenza accompagnato dal sottosegretario alla presidenza con delega ai Servizi, Marco Minniti per sostenere colui che i renziani non volevano ma che 131 mila calabresi hanno scelto. Oliverio, come ha fatto in questi mesi, non chiede con il cappello in mano, ma pretende e ottiene dal capo del governo ascolto e sostegno per la regione «messa in ginocchio dal centrodestra». Cita i dati Svimez e illustra la sua visione di politica, «rottura con i clientelismi» e «cambiamento». Parla per 30’ indicando a Renzi le tre priorità da affrontare, Fondi Ue, piano per il dissesto idrogeologico e piano per i beni culturali. Per Renzi «le porte di Palazzo Chigi saranno sempre aperte non perché il governatore è un dirigente del Pd ma perché chi sta lì sa che la vittoria della Calabria sarà non domenica ma quando vedremo i progressi di questa regione guardando i dati». 

La prossima settimana (probabilmente il 28) tornerà per incontrare il nuovo governo regionale e il neo sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà. E lo farà anche prima di Natale come a voler far sentire il fiato sul collo agli amministratori locali. «L'Italia non riparte se non riparte il sud e quindi la Calabria», spiega Renzi. «Da Presidente del Consiglio - aggiunge - prendo l’impegno ad essere presente e lo faccio ogni tre mesi. Ma le porte di Palazzo Chigi sono sempre aperte per chi porta progetti che mirano al cambiamento radicale. La vostra sfida è la nostra sfida.» Per il premier «qui il Pd non gioca una partita per avere un’altra Regione da governare, ma si gioca per il futuro del Paese». Affonda anche sui leghisti: «E' inutile che aspiranti statisti in camicia verde ci dicano che il sud è nelle condizioni di adesso perché è un fatto storico. Chi conosce la storia sa che il sud è stato mortificato dall’unificazione». E scuote la platea quando invita a «non accettare che la Calabria sia considerata terra di ‘ndrangheta». 

Per il premier «la criminalità organizzata va combattuta giorno per giorno, casa per casa, strada per strada». E mentre fuori continuava la protesta di alcune centinaia di giovani studenti, precari e movimenti dei centri sociali (LEGGI), dentro il premier spiega che «la riforma del lavoro non è fare proteste o lanciare fumogeni ma quello che abbiamo fatto oggi», facendo riferimento alla accordo trovato per le Ferriere di Trieste con il salvataggio di 410 posti di lavoro e altri 1000 dell’indotto. «Le fabbriche vanno aperte non occupate» è il monito di Renzi ai sindacati senza mai citarli. Poi ne ha anche per le passerelle di alcuni parlamentari in questi giorni in Calabria per chiedere voti. «È schifoso che i politici si ricordino della Calabria solo in campagna elettorale», ricordando che da presidente del Consiglio è in Calabria «ogni tre mesi» perché vuole monitorare la spesa dei fondi comunitari. Per fare tutto questo, è l’appello finale del segreterio-premier, «Vi chiedo di non lasciare Mario Oliverio da solo. Domenica votando per lui e per il Pd dovete pensare che votate per chi non lo può fare, per i vostri figli, affinché possano avere la possibilità di restare in Calabria. Questa è la volta buona». 

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