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M5S, rischio espulsione anche per 4 calabresi: Barbanti, Molinari, Morra, Nesci finiscono sotto "processo"

Calabria

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Le rendicontazioni, ma non solo. Ci sono anche 4 parlamentari calabresi nel tritacarne grillino che sta scuotendo il Movimento 5 Stelle: si tratta di Sebastiano Barbanti, Francesco Molinari, Nicola Morra e Dalila Nesci. Mercoledì prossimo l'assemblea congiunta di deputati e senatori valuterà i loro casi insieme agli altri spinosi. Il tutto mentre infuria la polemica sulle epurazioni scatenata dai casi di Massimo Artini e Paola Pinna, già estromessi dal M5S dopo la votazione sul blog lanciata da Beppe Grillo, e dopo che il leader del M5S ha nominato un direttorio di fedelissimi composto da Di Battista, Di Maio, Fico, Ruocco e Sibilia.

Proprio Roberto Fico ha dichiarato che nel Movimento «c'è un'atmosfera serena, di dialogo e di condivisione», che l'espulsione «esiste in tutti i movimenti e partiti» e che il M5S fa «sempre tutto in forma trasparente e davanti a tutti, sia sul blog, sui nostri profili che in riunione». 

Il caso più caldo, al momento, è quello delle rendicontazioni. I ritardatari ancora fermi ad aprile, secondo il sito ufficiale dei grillini 'Tirendiconto.it', esclusi Massimo Artini e Paola Pinna che sono già espulsi dalla votazione sul blog, includono appunto il calabrese Sebastiano Barbanti e insieme a lui Marco Baldassarre, Eleonora Bechis, Silvia Benedetti, Paolo Bernini, Francesco Cariello, Federica Daga, Marta Grande, Mara Mucci, Girolamo Pisano, Aris Prodani, Walter Rizzetto, Gessica Rostellato, Emanuele Segoni, Patrizia Terzoni e Tancredi Turco. 

Ma proprio Barbanti, insieme a Molinari e Morra, è sotto processo anche per questioni legate al territorio mentre Dalila Nesci, insieme al suo fidanzato, il deputato siciliano Riccardo Nuti, saranno giudicati per endorsement durante le primarie per le Regionali, dove era candidato il fratello della Nesci, Diego Antonio, che poi ha ottenuto solo due voti di preferenza.

Il caso che coinvolge Barbanti, Molinari e Morra è legato invece allo scontro in corso dopo i risultati delle regionali in Calabria. Morra, secondo gli altri due parlamentari, forte del feeling con Beppe Grillo, avrebbe zizzanie con una campagne denigratorie. Uno scontro che dura da oltre un anno e che aveva portato al tentativo di un armistizio a Lamezia nella scorsa estate, iniziativa che però è fallita. E a farne le spese è stato il candidato alla presidenza della Regione Cono Cantelmi. Infatti, la sera della chiusura della Campagna elettorale, parlando dall’Emilia Romagna, Grillo aveva detto che era stato meglio non presentare la lista in Calabria. Una deligittimazione in pieno a 36 ore dall’apertura dei seggi. «Grillo? Mi sembra che mentre la barca affonda, lui stia continuando a cantare nella sala principale...». Era stato il commento di Barbanti due giorni fa. «Grillo è il nostro megafono – aveva spiegato - e lo dico con ammirazione, e proprio per questo doveva farsi vedere in un territorio difficile come quello calabrese». E ora i veleni calabresi finiscono davanti alla commissione giudicatrice.

 

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