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M5S, tra veleni ed espulsioni. Molinari: «Colpito alle spalle da chi rinnega la sua terra»

Calabria

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Rilancia al mittente le accuse che lo riguarderebbero e se la prende con «il continuo lavorio di chi, in questi lunghi mesi e alle spalle, mi ha avversato nella mia terra». Il senatore calabrese Francesco Molinari è uno dei parlamentari del M5S che potrebbero finire sotto esame davanti all'assemblea congiunta di deputati e senatori che il 3 dicembre discuterà i casi più spinosi valutando una nuova raffica di espulsioni. Quattro in tutto i calabresi che potrebbero essere coinvolti.

C'è anche la deputata Dalila Nesci, che potrebbe essere chiamata a rispondere del presunto endorsement al fratello Diego durante le primarie grilline per il consiglio regionale calabrese, durante le quali però il candidato totalizzò due soli voti: «Non ho mai sponsorizzato mio fratello per carriere politiche, come invece qualcuno va insinuando in libertà», afferma la parlamentare. «Il punto - commenta Nesci - è che congetture e fantasie distraggono tutti dai problemi veri». E poi aggiunge: «Sono vani i tentativi di delegittimazione della mia persona, poiché il mio impegno è fin troppo evidente. Auspico che tutto il circuito della politica voglia occuparsi del futuro comune. Io farò la mia parte sapendo bene che il caos e le bugie non migliorano la vita a nessuno».

Il caso più caldo in vista dell'assemblea grillina, comunque, è al momento quello delle rendicontazioni. I ritardatari ancora fermi ad aprile, secondo il sito ufficiale M5S 'Tirendiconto.it', esclusi Massimo Artini e Paola Pinna che sono già espulsi dalla votazione sul blog, includono anche il calabrese Sebastiano Barbanti e insieme a lui Marco Baldassarre, Eleonora Bechis, Silvia Benedetti, Paolo Bernini, Francesco Cariello, Federica Daga, Marta Grande, Mara Mucci, Girolamo Pisano, Aris Prodani, Walter Rizzetto, Gessica Rostellato, Emanuele Segoni, Patrizia Terzoni e Tancredi Turco. 

Barbanti, insieme a Molinari e Morra, sarebbe nella bufera anche per questioni legate al territorio. «Già, la mia terra - commenta il senatore Molinari - in nome della quale mi sono opposto al pericoloso trasbordo delle armi chimiche siriane avvenuto senza le minime condizioni di sicurezza nel porto di Gioia Tauro: un'ennesima svendita di sovranità contro la volontà dei cittadini calabresi. Nell'opposizione a questa visione ancillare della Calabria sono stato coinvolto con il mio amico e collega “portavoce” alla Camera, Sebastiano Barbanti, del quale è stata chiesta l’espulsione da parte di chi rinnega la propria terra per ragion di stato. Ad oggi invece non vi è stata alcuna comunicazione di congiunta e quindi di ordine del giorno da parte del Presidente del mio Gruppo al Senato che riguardasse la mia persona». 

E Molinari assicura: «Attendo il giudizio a testa alta, sapendo che alcun principio ho violato, né del mio Gruppo politico né di altro genere»

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