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Sanità, i commissari scavalcano il presidente
Nuovo piano senza aspettare la nomina di Oliverio

Calabria

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COSA c'è in oggetto nell'incontro fra i manager delle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi e il commissario per il piano di rientro? Il Governatore Mario Oiverio ha lanciato l'allarme sul contenuto di queste convocazioni; un allarme rilanciato dal consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione. Tutto questo a pochi giorni dalla proclamazione di Oliverio (LEGGI).

«Da quello che è trapelato pare proprio che il subcommissario Urbani abbia convocato i manager della sanità perchè c'è l'intenzione di approvare entro il 31/12/2014 e di inviare al Ministero il documento di riorganizzazione della rete ospedaliera, dell'emergenza/urgenza e del territorio. Questa circostanza, se confermata, sarebbe davvero grave non tanto sul piano giuridico quanto su quello dell'opportunità e del garbo istituzionale. Siamo d'accordo che la sanità è commissariata, ma mi sembra poco opportuno varare un piano che condizionerà nei prossimi anni il settore senza alcuna interlocuzione con la politica».

Al di là del problema di metodo per Guccione se ne profila anche uno di merito. Almeno a giudicare dalle poche indiscrezioni che sono filtrate sui contenuti di questo documento. Per capirlo però dobbiamo fare un piccolo passo indietro. Il Patto nazionale della salute 2014/2016, approvato dalla conferenza stato-regioni nel luglio del 2014 prevedeva alcuni parametri per l'individuazione dei posti letto. In particolare per gli acuti veniva fissato come indice il 3% ogni mille abitanti; per i post-acuti lo 0,7% ogni mille. Essendo la Calabria in piano di rientro questi parametri erano, così aveva deciso l'Agenas, stati ridotti. In particolare il 2,5% ogni mille abitanti per gli acuti poichè eravamo in presenza di una forte mobilità passiva. Negli ultimi cinque anni però questo standard non è stato raggiunto e i posti letto attivati, ad oggi, si sono fermati ad un 2% per gli acuti con le criticità di alcuni territori dove la percentuale è moto più bassa e oscilla fra l'1,2 e l'1,5%.

Secondo alcune indiscrezioni trapelate, pare che nel piano che stanno preparando le strutture commissariali, i parametri per i pazienti acuti siano stati fissati nel 2,6% ogni mille abitanti. Questo tradotto significa circa 780 posti letto in meno rispetto allo standard nazionale previsto dal nuovo patto per la salute. In particolare un grosso problema si registra su due dei nuovi ospedali che devono essere costruiti con i fondi ex art. 20: quello di Vibo e quello della Sibaritide. 

Nel primo caso si prevedono 267 posti letto a fronte dei 350 previsti nella gara d'appalto già espletata. identica situazione nella Sibaritide: il piano che sta per essere approvato prevede 233 posti letto a fronte dei 334 previsti nella gara d'appalto, anche in questo caso già espletata. Fra l'altro sull'ospedale della Sibaritide si consuma un altro paradosso. Se i dati che circolano in queste ore sono veri i commissari smentirebbero se stessi. 

La Sibaritide ha 178.000 abitanti. In base al criterio fissato dal subcommissario e cioè il 2,6% ogni mille abitanti i posti letto dovrebbero essere per gli acuti 463. Invece per il nuovo ospedale ne sono previsti di meno, come abbiamo detto prima, in assenza fra l'altro di strutture private sul territorio. Insomma il problma è che si rischia di non garantire i Lea e anche la rescissione dei contratti da parte di chi ha vinto le gare d'appalto.

«La cosa più grave - continua Guccione - è che si accentuerà la dipendenza del sistema sanitario calabrese dalle grandi lobbies sanitarie del Paese. Basti guardare i dati sull'emigrazione sanitaria. Prima del piano di rientro eravamo a circa 240 milioni di euro, oggi rischiamo di sfo ndare il tetto dei 300 milioni. L'ospedale calabrese più importante, in altre parole, si trova fuori regione. Purtroppo si emigra non tanto e non solo per patologie gravi che richiedono prestazioni sanitarie d'eccellenza, ma anche per prestazioni comuni come la cataratta, ortopedia e anche per servizi soci-sanitari. Le dò un solo dato: l'Asp di Cosenza nel 2014 ha acquistato prestazioni socio-sanitarie da altre regioni per cinque milioni di euro. Io credo che questo piano, approvato in sordina e senza nessuna interlocuzione istituzionale, non farà che accenture questo fenomeno. L'impressione è che tutti i commissariamenti in Calabria hanno avuto come effetto quello di drenare risorse della nostra regione per portarle fuori, basti pensare a tutte le convenzioni firmate all'epoca da Scopelliti con diversi ospedale fuori regione. Se questo piano della struttura commissariale sarà approvato e se non saranno garantiti i liveli essenziali di assistenza come si farà a frenare l'emigrazione sanitaria?»

 

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