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Province, i dipendenti occupano le cinque sedi
Ma Delrio garantisce: «Non rimarrete per strada»

Calabria

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CATANZARO - Continua lo stato di agitazione tra i dipendenti delle Province calabresi. In modo simbolico e non massiccio, infatti, i lavoratori delle cinque Province calabresi accompagnati dai rappresentanti sindacali di categoria hanno occupato le cinque sedi istituzionali degli enti. 

A Catanzaro è stato preparato un documento da presentare al presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, già presidente della Provincia di Cosenza, perché si crei al più presto un osservatorio regionale sulle Province, così come già avvenuto in altre regioni, non alle prese con la tornata elettorale. A guidare la protesta i dipendenti della Provincia di Vibo Valentia, reduci da oltre dieci giorni di mobilitazione affiancati dalla Cgil e che sono riusciti così a sbloccare due delle quattro mensilità arretrate che vantavano, a causa del grave dissesto finanziario che pesa sui bilanci dell’ente. 

«No al maxi emendamento presentato dal governo sulla legge di stabilità - è scritto in una nota della Funzione pubblica Cgil regionale - che, se passerà, renderà di fatto inattuabile la legge Delrio, prevedendo sei miliardi di tagli in tre anni per le Province, la riduzione del 50 per cento dell’organico e nessuna garanzia per il personale precario. Quello che più preoccupa - ha detto il segretario generale Fp-Cgil Calabria, Alfredo Iorno - è che ancora in molti casi non si sono compresi del tutto gli interrogativi che pesano sul futuro dei dipendenti provinciali, soprattutto se passa il maxi emendamento del governo alla legge di stabilità che contraddice, anzi, destruttura e rende di fatto inutile la legge Delrio e prevede pesantissimi tagli sul personale».

Sotto questo profilo, però è giunta la precisazione del sottosegretario Graziano del Rio che ha ribadito che «il personale delle Province non rimarrà per strada ma verrà assorbito tramite blocco di tutte le assunzioni in tutte le amministrazioni dello Stato e affini» aggiunge inoltre che nel maxiemendamento alla legge di stabilità ci sarà un «elemento di certezza e non d'incertezza come qualcuno ha erroneamente sottolineato». 

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