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Intervista con Maria Carmela Lanzetta
"Senza il Sud non si riparte"

Calabria

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SI parla di “politica malata”, con il fine dell’acquisizione di consensi per la gestione del potere anziché la soluzione dei problemi. Il Governatore Oliverio fa notare che anche la domanda proveniente dalla società è finalizzata alla difesa di interessi particolari. Qual è il pensiero del ministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta?
«Capire quali sono le istanze e i bisogni che provengono dalla società è uno degli aspetti fondamentali del rapporto Politica-Cittadini. Ma i partiti sono stati spesso distanti, costringendo i cittadini ad allontanarsi  dalla politica, oppure a praticare una politica-partitica deviata, indirizzando  le iniziative - soprattutto di tipo economico - a  favore di gruppi di interesse privati in opposizione  a quelli collettivi, per esempio a quelli scoperti in Mafia Capitale. Per i cittadini normali   il consenso verso lo Stato è compromesso dalla percezione dell’incapacità dei governi di risolvere i problemi sociali».
Il magistrato Nicola Gratteri ha suggerito a Oliverio di piazzare nei posti di comando i figli degli emigrati calabresi che si sono contraddistinti altrove nei settori dell’eccellenza pubblica e privata. E’ la strada per evitare il punto di non ritorno della Calabria?
«Va letta come  una provocazione positiva. Abbiamo le prove che i  giovani  che si formano altrove  raggiungono ottimi risultati  nel pubblico e nel privato. Si potrebbe realizzare un percorso  privilegiato per quanti di loro vogliono tornare in Calabria  per mettere a frutto la loro esperienza, con lo scopo però, nello stesso tempo, di coinvolgere i  giovani che sono rimasti  in Calabria, curando la loro formazione».
Sicurezza uguale sviluppo? Dopo quarant’anni senza risultati questa equazione andrebbe forse ripensata, dato che la Calabria continua a registrare declini e mai un’ascesa per la crescita economica, l’occupazione e i livelli di civiltà.
«La  sicurezza contribuisce allo sviluppo che, però, non esclude la possibilità che non ci sia la criminalità organizzata, la quale ha molte possibilità di crescere con lo sviluppo, appunto. Tanto è vero che, oggi, la ndrangheta opera molto  di più nelle regioni del nord che  del sud. Nello stesso tempo, però, non in tutto il Mezzogiorno sottosviluppato si è formata la mafia come in Calabria e in Sicilia: penso per esempio alla Basilicata, a suo tempo terra di brigantaggio, e la Sardegna. La situazione dal punto di vista della repressione e della prevenzione è molto migliorata rispetto al passato. Non è paragonabile, per esempio, agli anni ‘80, il tempo dei sequestri di persona (e la mia famiglia ne ha subiti due), quando lo Stato brancolava nel buio più totale per mancanza di preparazione delle forze dell’ordine, ma anche per deficienza e/o volontà  politica nell’affrontare queste problematiche. Cito questo periodo perché ha colpito a morte la Locride condizionandone il futuro anche economico, in quanto i sequestri hanno desertificato i nostri paesi con la fuga di tantissimi imprenditori e professionisti, proprio quelli che avrebbero potuto produrre investimenti in vari campi. Nello stesso tempo in questo contesto i realissimi e gravi problemi della Calabria e dell’Italia meridionale sono stati aggravati dal fatto che la pur giusta messa in gioco della  “questione  settentrionale” è stata usata  contro la “questione meridionale” ancora irrisolta, buttando via, in questo modo, l’acqua sporca e il bambino, nel senso che non è stata prestata quasi mai la giusta   attenzione ai problemi del “mezzogiorno normale”, cioè ad una realtà che riguarda la vita e  l’operare  quotidiano della maggioranza della popolazione meridionale. Certo, i mass-media negli anni ’70-‘80 hanno fatto la loro pessima parte. Io ricordo benissimo le inchieste di televisive  svolte in Calabria quando arrivava il giornalista di turno e,  brandendo il microfono come un’arma, chiedeva: lei ha visto qualcosa?  Siccome non rispondeva - giustamente - quasi nessuno, (anche perché non era scontato aver visto qualcosa), siamo diventati omertosi. Ma oggi, a seguito di tantissimi avvenimenti negativi che avvengono al nord, possiamo constatare  che la cosiddetta  omertà non è una questione geografica, ma una questione legata alla devianza e alla paura che provoca. Purtroppo i media si cibano di notizie negative e di stereotipi".

 

L'INTERVISTA INTEGRALE SUL QUOTIDIANO DEL SUD IN EDICOLA OGGI 27 DICEMBRE

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