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Regione, mai un concorso in quarant'anni
E i precari da vittime diventano carnefici del sistema

Calabria

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CHE LA Calabria sia la terra dei paradossi si sa. Sul Quotidiano vi raccontiamo come può accadere che i precari diventino da vittime del sistema a carnefici della terra in cui sono nati e dei loro correggionali. E ovviamente anche di se stessi.

E' un'inchiesta firmata da Adriano Mollo e Bruno Gemelli, che raccontano un iter sempre uguale a se stesso: contratti co.co.co oppure più contratti a tempo determinato, di pochi mesi, inizialmente rinnovati, a cui fanno seguito, a distanza di tempo, le pressioni del sindacato per chiedere la stabilizzazioni. Infine la politica che arriva in soccorso. Può accadere, però, che a distanza di anni, un ispettore del ministero dell'Economia (in questo caso Gaetano Mosella) si guarda le carte, fa i conteggi delle retribuzioni pagate illegittimamente a dipendenti assunti con stabilizzazioni illegittime “costringendo” la Corte dei Conti a procedere per danno erariale.

Ecco perchè il lavoratore con questo sistema diventa vittima e carnefice. Vittima di un sistema politico-clientelare per cui se non si ha la fortuna di entrare nelle grazie del consigliere di turno resti a spasso tutta la vita; carnefice perché il miraggio del posto pubblico arriverà dopo anni ma nel frattempo diventi serbatoio di voti del politico-amico di turno. A perderci sono quei cittadini che si lamentano per i servizi poco efficienti erogati dagli enti collegati alla Regione dove la meritocrazia è enunciata in pubblico ma poco praticata in privato.

E così di stabilizzazione in stabilizzazione in oltre 40 anni di regionalismo mai è stato indetto un concorso pubblico e mai è stata data la possibilità a chi ha studiato con profitto di avere un'opportunità per accedere nel settore pubblico.

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